Se stai cercando un luogo dove l’orgoglio di una comunità si è scolpito direttamente nelle facciate delle sue chiese, non puoi che risalire le colline della città metropolitana di Messina fino a Tusa. Questo comune di 2.543 abitanti rappresenta uno dei centri più densi di storia ecclesiastica della Sicilia tirrenica, un borgo dove ogni quartiere, tra il Cinquecento e il Seicento, ha gareggiato per trasformare la propria fede in magnificenza architettonica.
L'anima di Tusa è indissolubilmente legata alla sua mancata nomina a sede vescovile. Sebbene la chiesa di San Nicola ne fosse stata la sede provvisoria, la riorganizzazione normanna non confermò il privilegio. La ferita rimase aperta fino al Seicento quando, vista negata la richiesta a favore di Nicosia, la comunità rispose con un gesto di clamorosa protesta: la Chiesa Matrice, allora in costruzione, rimase per sempre priva della cupola prevista nel progetto originario. Questa "assenza" monumentale è oggi il simbolo della fierezza tusana, una testimonianza tangibile di una dignità che non accettava compromess
Il tessuto religioso del borgo è di una ricchezza straordinaria. Tra il 1530 e il 1600, Tusa visse una vera e propria età dell'oro edilizia: le antiche strutture di Sant'Antonio Abate e San Michele Arcangelo vennero ricostruite, mentre sorgevano nuovi gioielli come San Giuseppe e Santa Maria di Gesù. In quel periodo, gli edifici di culto raggiunsero il numero impressionante di 26, gestiti da una complessa gerarchia che comprendeva il "vicario curato" e il "vicario foraneo", supportati dalla Rota comunia, un’istituzione nata nel 1585 per garantire un’equa ripartizione delle rendite tra il clero secolare.
Oggi, passeggiare per Tusa significa immergersi in un labirinto di architetture civili e religiose che raccontano di corti parrocchiali, antiche cappellanie e confraternite secolari. È una tappa fondamentale per chi cerca la Sicilia del silenzio e della pietra, cercando quell'armonia perfetta tra il fervore artistico del Rinascimento siciliano e la memoria di una comunità che ha saputo fare della propria identità il monumento più grande.
Voto alla città: 6Anno della foto: 2010
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