Agira (Italia)


 

Se stai cercando una destinazione ricca di fascino e di misteri storici nel cuore profondo della Sicilia, questo borgo millenario saprà regalarti emozioni uniche. Agira è un comune italiano di 8 108 abitanti situato nel libero consorzio comunale di Enna. La cittadina vanta origini antichissime e sorge sul sito della gloriosa colonia greca di Agyrion, divenuta poi Agyrium sotto il dominio dei Romani. Oltre a essere celebre per le sue splendide architetture religiose, per i resti del suo castello medievale e per il suggestivo cimitero militare canadese, Agira è famosa in tutto il mondo soprattutto perché custodisce l'Aron più antico d'Europa di cui oggi si abbia notizia.
Secondo i dettagliati studi condotti dall'expert Nicolò Bucaria, questa straordinaria testimonianza della cultura ebraica si trova oggi protetta e conservata all'interno della chiesa del Santissimo Salvatore. In origine la struttura era collocata nella sinagoga di via Santa Croce, situata nel cuore del quartiere arabo di Agira, un edificio che venne successivamente trasformato nell'Oratorio della Chiesa di Santa Croce dopo la drammatica cacciata degli ebrei dall'isola. Per secoli questo reperto è stato considerato in modo distratto come il semplice resto di un portale in pietra, fino a quando, nel 1996, sulla rivista della Facoltà Teologica di Sicilia venne pubblicato un fondamentale articolo a firma di Benedetto Rocco. Lo studioso riconobbe ufficialmente la vera natura dell'opera identificandola come un Aron, ovvero l'arca sacra per la custodia dei rotoli della Torah, e riuscì a decifrare l'antica iscrizione in ebraico che recita Casa di Giacobbe, venite camminiamo alla luce.
Attraverso questa particolare iscrizione, la comunità ebraica locale aveva voluto tramandare l'esatto anno di costruzione del monumento: apponendo specifici segni grafici sulle ultime lettere, i lapicidi avevano infatti attribuito loro un preciso valore numerico secondo la tradizione della ghematria. Il numero finale così decifrato corrisponde all'anno 5214 dalla creazione del mondo, che nel calendario giuliano coincide esattamente con l'anno 1454. Un contributo fondamentale alla valorizzazione del reperto venne dato anche da Filippo Maria Provitina, il quale, prima ancora di sottoporre l'opera alla datazione esatta di Monsignor Rocco, era stato il primo studioso in assoluto a intuire l'importanza del manufatto definendolo correttamente come un altare e respingendo la vecchia classificazione di semplice portale.

Voto alla città:6
Anno della foto:2010

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