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Bir Tawil (Terra Nullius)



Se stai cercando l'ultimo vero "punto cieco" sulle mappe geografiche del mondo, Bir Tawil è un luogo che sfida ogni logica politica. Situata lungo il confine tra Egitto e Sudan, questa distesa di oltre 2.000 km² ha la particolarità unica di non essere reclamata da nessuno dei due Stati vicini: un raro caso di terra nullius che attira la curiosità di viaggiatori e sognatori da ogni dove.
Questa strana situazione nasce da un rompicapo burocratico lasciato in eredità dagli inglesi oltre un secolo fa. L'Egitto riconosce il confine politico del 1899, mentre il Sudan preferisce quello amministrativo del 1902; il risultato è che entrambi i Paesi rivendicano il vicino e più ricco Triangolo di Hala'ib, lasciando il quadrilatero di Bir Tawil letteralmente "fuori dai giochi". Lo scrittore Alastair Bonnett lo ha descritto come l'unico posto abitabile sulla Terra a non appartenere a nessuno Stato, un dettaglio che lo rende quasi leggendario.
Nonostante il suo status internazionale incerto, Bir Tawil non è affatto deserta. Vi risiedono stabilmente circa 800 persone, organizzate in tribù locali, che mantengono la loro cittadinanza egiziana o sudanese pur vivendo in questo limbo territoriale. Immagina un orizzonte vasto, dove la sabbia e le rocce segnano un confine che esiste solo sulla carta, ma che nella realtà racconta una storia di indipendenza involontaria e fascino ancestrale.
Voto alla città: 5
Anno della foto: 2023

Addis Abeba (Etiopia)

 


Se stai cercando una capitale che sia il punto d'incontro tra la culla dell'umanità e il futuro politico del continente africano, Addis Abeba è la meta che fa per te. Capitale dell'Etiopia e sede centrale dell'Unione Africana, questa metropoli si trova a un'altitudine di oltre 2.400 metri, adagiata su un altopiano scenografico ai piedi delle montagne di Entoto. La sua posizione la rende una delle capitali più elevate al mondo, con un'escursione altimetrica che spazia dai quartieri dell'aeroporto di Bole fino alle vette settentrionali che superano i 3.000 metri.
La città è uno scrigno di tesori storici e religiosi, celebre per i suoi antichi palazzi reali, i teatri e le imponenti architetture sacre. Tuttavia, il luogo più iconico è probabilmente il Museo nazionale dell'Etiopia. Situato nei pressi dell'università, il museo ospita reperti inestimabili della civiltà axumita-etiope e i resti originali di Lucy, l'ominide che ha cambiato la nostra comprensione dell'evoluzione umana.
Passeggiando tra lande dominate dalla natura e moderni edifici governativi, scoprirai il fascino di una città che funge da spartiacque naturale e culturale nel cuore del Corno d'Africa.
Voto alla città:7
Anno della foto:2020

El Aaiun (Sahara Occidentale)

 


El Aaiún è una città facente parte de iure al Sahara Occidentale, un'ex colonia spagnola attualmente controllata per la maggior parte dal Marocco.

El Aaiún è il capoluogo della provincia marocchina di Laâyoune (parte di questa provincia è in territorio marocchino e parte nel Sahara Occidentale). El Aaiún è situata a circa 30 km dalla costa atlantica sulla sinistra del Uadi Saguia El-Hamra (in arabo wādī Sāqiyat al-ḥamrāʾ, ossia "Canale Rosso").

Il termine "El Aaiún" è la versione spagnola del toponimo, e veniva usato esclusivamente prima dell'invasione marocchina del Sahara Occidentale. Il termine "Laâyoune" è invece la traslitterazione francese usata dai marocchini. Il primo termine è quello preferito dai Sahrawi, la popolazione tradizionale del luogo.

La città ha una popolazione di circa 190.000 abitanti al 2006, il dato ufficiale del censimento 2014 è di 217.732 abitanti, ed è la più grande del Sahara Occidentale. Si trova ad un'altitudine di 72 s.l.m.


Voto alla città:8

Anno della foto:2019

Yaiza (Spagna)

 


Yaiza è un comune spagnolo appartenente alla provincia di Las Palmas situato nella comunità autonoma delle Canarie. È ubicato nella parte sud dell'isola di Lanzarote.

La popolazione è di 15.944 abitanti (2016), la densità è di 51,43/km², per una superficie di 211,84 km². È il comune più meridionale e occidentale dell'sola di Lanzarote. La sua industria principale è il turismo e l'agricultura. Circondato dall'oceano Atlántico, confima al nord con i comuni di Tinajo e Tías.

All'estremità meridionale del comune di Yaiza, nella zona conosciuta come "El Rubicón", nel 1402 fu realizzato il primo insediamento europeo nelle isole Canarie, che diede inizio alla conquista dell'arcipelago. In questo luogo si trovava la Cattedrale di San Marziale di Limoges. Questa Cattedrale è stata distrutta dai pirati inglesi nel XVI secolo ed attualmente si trova a Femés, la località dell'isola dedicata a San Marziale, patrono di Lanzarote. Questa diocesi è stata spostata nel 1483 a Las Palmas de Gran Canaria (Diocesi delle Isole Canarie).


Voto alla città:7

Anno della foto:2019

Antigua (Spagna)

 


Antigua è un comune spagnolo di 11024 abitanti situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura.

Antigua si trova al centro di Fuerteventura, vicino a Betancuria, nell'immensa pianura che corre lungo tutta l'isola. Gli antichi mulini a vento, i casolari di campagna, le saline, le case in tipico stile canario e la tranquillità di una cittadina di pochi abitanti, fanno Antigua un'oasi di calma e tranquilla vita isolana. La vera meraviglia del paesaggio di Antigua sono i mulini a vento usati ancora oggi per produrre il Gofio, il mais tostato protagonista della cucina di tutte le isole Canarie. La città non offre nulla di particolare infatti le case sono quasi tutte costruzioni moderne, mentre molte sorprese riservano i dintorni della città, soprattutto le coste e il lungomare immersi nella natura incontaminate.


Voto alla città:7
Anno della foto:2019

Tuineje (Spagna)



Tuineje è un comune spagnolo di 13.797 abitanti situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura.

Il comune di Tuineje ha tre spiagge principali: Gran Tarajal, che si trova a sud-est della città; un pò più a nord c'è Las playtas, una spiaggia di 700 metri a ridosso dell'omonimo paese, che fino a qualche anno fa era un tranquillo borgo marinaro e oggi vede spuntare case ed hotel su ogni metro di terreno libero. Più a sud di Gran Tarajal c'è la spiaggia di Giniginamar e ancora più giù quella di Tarajalejo, entrambe poco affollate, con sabbia nera e acque cristalline.


Voto alla città:7
Anno della foto:2019

Pájara (Spagna)

 



Pájara è un comune spagnolo situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura. La sua popolazione è di 19.271 (2015), e la sua area è 383.52 km². Pájara è la municipalità più a sud ovest dell'isola. Pájara è inoltre la più grande municipalità dell'isola. Il piccolo porto di Ajuy è situato a nord della municipalità, vicino a Betancuria. La penisola di Jandía è parte della municipalità.
La piccola città pittoresca di Pájara è un centro turistico della penisola di Jandia. Nonostante le sue dimensioni offre alcuni monumenti che vale sicuramente la pena di visitare. La Iglesia Nuestra Señora de la Regla è sicuramente uno di questi, costruita tra il 1687 e il 1711 è una delle più belle chiese che si possono visitare sull'isola. Sono molte le decorazioni e le pietre preziose che arricchiscono questa costruzione, di particolare rilievo la vergine che sta in piedi sull'altare e che fu portata sull'isola da dei facoltosi emigranti provenienti dal Messico.

Voto alla città:8
Anno della foto:2019

Betancuria (Spagna)




Betancuria è un comune spagnolo di 713 abitanti situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura.

Si tratta del primo nucleo abitato fondato dai colonizzatori spagnoli e prende il nome da Jean de Béthencourt, che la fondò nel 1405 facendo costruire degli alloggi per i militari e una cappella.

Nel 1424 papa Martino V eresse a Betancuria il breve vescovado di Fuerteventura, che comprendeva tutte le isole Canarie, tranne l'isola di Lanzarote. L'origine di questa diocesi è correlata agli eventi che si verificarono dopo il Grande Scisma (1378-1417); infatti il vescovo di San Marcial del Rubicón di Lanzarote (sola diocesi al momento delle Isole Canarie) non aveva riconosciuto il pontificato di Martino V in quanto era un sostenitore dell'antipapa Benedetto XIII. Il vescovado di Fuerteventura ebbe sede nella parrocchia di Santa María de Betancuria, che aveva il rango di cattedrale. Il vescovado fu abolito, durante il pontificato di Martino V, solo sette anni dopo la sua creazione nel 1433 e il suo territorio tornò sotto la giurisdizione della diocesi di San Marcial del Rubicón.

È stata il capoluogo dell'isola di Fuerteventura fino al 1834. A Vega de Río Palmas si trova l'Eremo de la Virgen de la Peña, patrona dell'isola di Fuerteventura.

Il comune di Betancuria è famoso per le statue Morro Velosa che si trovano in un'altura vicino alla città.


Voto alla città:8
Anno della foto:2019

Puerto Del Rosario (Spagna)

 



Puerto del Rosario (Puerto Cabras fino al 1956) è un comune spagnolo di 38.711 abitanti situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura, di cui è il capoluogo. La città è sede delle principali vie di comunicazione dell'isola, come il porto commerciale per i collegamenti marittimi con le altre isole dell'arcipelago e l'aeroporto internazionale.
Sede di tutti gli organi governativi, Puerto del Rosario comprende tutti gli uffici principali, l'ospedale e gli istituti scolastici superiori. Dislocato per l'intera cittadina è il Parque Escultórico, un museo all'aria aperta composto da circa 50 statue, collocate in vari punti e quartieri, sculture di varie fogge e stili. Il museo-casa del primo esilio del poeta Miguel de Unamuno è ubicato nel centro della città, mentre alla "casa dell cultura" si svolgono mostre, rappresentazioni teatrali e concerti. Al piano superiore della stazione dei bus (las guaguas) un vasto spazio è dedicato al mercato dei prodotti agro/alimentari dell'isola, dove contadini e pescatori conferiscono i loro prodotti.

Voto alla città:7
Anno della foto:2019

La Oliva (Spagna)





La Oliva è un comune spagnolo di 25.199 abitanti (dato rilevato dall'ultimo censimento ufficiale 2006) situato nella comunità autonoma delle Canarie, sull'isola di Fuerteventura.
All'interno di tutto il territorio del comune sono presenti numerosi alberghivillaggi turistici e locali notturni.
Di forte richiamo turistico sono le dune di Corralejo, un'area di sabbia desertica che termina sulla spiaggia. In questa spiaggia si possono incontrare varie specie di volatiliroditori e rettili; attrazione turistica sono le caratteristiche gite in groppa a dromedari. Altre spiagge di interesse sono: Flagbeach, playa del Burro e playa del Morro. Nella zona interna di Corralejo, meglio conosciuta come Casco Viejo, si possono avere degli esempi di abitazioni canarie, dal caratteristico colore bianco e formate massimo da tre-quattro piani. Altri luoghi di interesse culturale sono l'auditorio, il Centro cultural de Corralejo, la biblioteca pubblica e i Molino de Corralejo.

Voto alla città:8
Anno della foto:2019

Marrakech (Marocco)





Marrakech, o Marrakesh è una città del Marocco situata al centro-sud del Paese, a circa 150 km dalla costa dell'Oceano Atlantico ed è il capoluogo della regione medio-sud-ovest di Marrakech-Safi.
Tra le maggiori città del Marocco, Marrakech è la più importante delle quattro Città imperiali. La regione fu abitata sin dal neolitico da contadini berberi, ma la città attuale è stata fondata nel 1062 da Abu Bakr ibn Umar, capo e cugino degli Almoravidi, il re Yusuf ibn Tashfin. Nel XII secolo, gli Almoravidi edificarono numerose madrase (scuole coraniche) e moschee a Marrakech che portano influenze andaluse. Le pareti rosse della città, erette per volere di Ali ibn Yusuf nel 1122-1123 e vari edifici costruiti in questo periodo in pietra arenaria, hanno dato alla città il soprannome di "città rossa" o "città d'ocra".
Marrakech crebbe rapidamente e si affermò come centro culturale, religioso e commerciale per il Maghreb e l'Africa sub-saharianaJamaa el Fna è tuttora la piazza più frequentata dell'Africa. Dopo un periodo di declino, in cui la città fu superata da Fès, nei primi anni del XVI secolo Marrakech divenne nuovamente la capitale del regno. La città riacquistò la sua preminenza grazie ai ricchi sultanisaadiani Abd Allah al-Ghalib e Ahmad al-Mansur, che abbellirono la città con palazzi sontuosi, come il Palazzo El Badi (1578) e restaurato molti monumenti in rovina. Nel 1912 fu istituito il protettorato francese del Marocco e Thami El Glaoui divenne Pasha di Marrakech, mantenendo questa posizione per quasi tutta la durata del protettorato fino a quando il suo ruolo è stato abolito dopo l'indipendenza del Marocco e il ristabilimento della monarchia, avvenuta nel 1956.
Come molte città del Marocco, Marrakech comprende una vecchia cittadina fortificata brulicante di venditori con le loro bancarelle (medina), circondata da quartieri più moderni, il più importante dei quali è Gueliz. Oggi è una delle città più trafficate dell'Africa e rappresenta un importante centro economico e turistico. Marrakech vanta il più grande mercato tradizionale berbero (souk) in Marocco, con circa 18 souk che vendono merci che vanno dai tradizionali tappeti di fattura berbera alla più moderna elettronica di consumo. L'artigianato impiega una percentuale significativa della popolazione, che principalmente vende i suoi prodotti ai turisti.
Marrakesh è servita dall'Aeroporto Internazionale Menara e da una stazione ferroviaria che collega la città con Casablanca e il nord del Marocco.
A Marrakech si individua la città vecchia, la medina, racchiusa dentro le mura, a ovest della quale è sorta la città nuova.
Jamaa el Fna è la piazza attorno alla quale si sviluppa la città vecchia e potrebbe essere considerata il centro vitale (e assolutamente caratteristico) di Marrakesh. Al centro della medina, confina a nord con il quartiere dei suq e a est con la Qasba, mentre da sud-ovest è dominata dalla moschea della Kutubiyya.
Non è nota l'origine di questa piazza né, con certezza, l'origine del nome Jamaa el Fna (in araboجامع الفنا‎) che potrebbe significare l'adunanza del defunto come pure la moschea del nulla (jāmiʿ significa sia "moschea" sia "assemblea", mentre la parola fanāʾ indica l'"annichilimento"). In realtà entrambe queste differenti etimologie sono plausibili: se da un lato la piazza faceva parte di un progetto saʿdide (mai concluso) relativo all'edificazione di una moschea, dall'altro nei secoli passati la piazza fu sede di esecuzioni capitali.
L'aspetto della piazza cambia durante la giornata: di mattina e pomeriggio è sede di un vasto mercato all'aperto, con bancarelle che vendono le merci più svariate (dalle stoffe ai datteri, alle spremute d'arancia, alle uova di struzzo etc.) e da "professionisti" dediti alle attività più svariate: le decorazioni con l'henné, i cavadenti, suonatori, incantatori di serpenti etc.
Verso sera le bancarelle si ritirano e subentrano banchetti con tavole e panche per mangiare cibi preparati al momento e, più tardi, arrivano musicanti e cantastorie.
Solo poche di queste attività sono indirizzate ai turisti (più che altro gli incantatori di serpenti, i saltimbanchi e i venditori d'acqua): la piazza è molto vissuta soprattutto dai Marocchini stessi mentre i venditori di souvenir per turisti sono allineati lungo il lato nord, dove incominciano i suq (mercati coperti, sempre a uso dei marocchini più che per i turisti).
La moschea della Koutoubia (dei librai) è sovrastata dal ben più appariscente omonimo minareto: alto quasi settanta metri, è il minareto più antico (e completo) delle tre torri almohadi che ci sono giunte, insieme alla Giralda di Siviglia e la Torre di HassanRabat.
Il suo nome deriva dalla parola "kutub" e sembra indicasse il fatto o che nei dintorni fossero presenti venditori di libri sacri o scrivani che prestavano servizio agli analfabeti.
Probabilmente i lavori incominciarono attorno al 1120, poco dopo che fu subentrata la dinastia almohade, e vennero completati dal sultano Abu Ya'qub Yusuf II (1184-1199).
L'architettura è tipica marocchina, del periodo almohade: con decorazioni e fregi di maiolica bianca, turchese e blu ed arabeschi scolpiti, differenti sui quattro lati. Un tempo l'intonaco dipinto e le decorazioni a zellij coprivano tutta la superficie del minareto mentre oggi le piastrelle sono quasi scomparse.
La zona a nord della piazza Jema‘a al-Fnaa è occupata dai suq: mercati coperti che si articolano su numerose viuzze e piazzette, ciascuna delle quali è dedicata ad attività specifiche: venditori di pelli, lana, calderai, gioiellieri, tintori, ecc. I souk si stendono fino alla moschea di Ben Youssef e alla vicina medersa omonima.
La medersa di Ben Youssef (madrasa Ibn Yūsuf) è aperta al pubblico ed è particolarmente interessante: si svolge attorno a una corte centrale e la costruzione comprende numerose stanzette per gli studenti che vi abitavano e vi studiavano il Corano. La costruzione risale al XIV secolo e venne fondata dal sultano Abū al-Hasan, della dinastia dei Merinidi, e venne quasi completamente ricostruita dal sultano sa'diano Abd Allah al-Ghalib.
Il cortile centrale è contornato su due lati da gallerie, sopra le quali si aprono le finestre delle cellette degli studenti. Sul lato di fondo si trova la sala della preghiera, riccamente decorata da stucchi e intagli. Artistiche decorazioni e intagli su pannelli di legno di cedro sono visibili tutto attorno al cortile e sopra le gallerie.
Alcuni dettagli della medersa ricordano l'Alhambra di Granada e pare che architetti spagnoli, musulmani, parteciparono alla costruzione.
Questa zona comprende l'area a sud di Jāmiʿ al-Fnaa, delimitata a est dalle mura ed estendendosi a ovest fino a comprendere la Mellah(quartiere ebraico), ad ovest della Dār al-Makhzen (il Palazzo Reale).
Entrando dalla porta detta Bab Agnaou, l'unica rimasta risalente alla dinastia almohade, si incontra la moschea della Kasbah, risalente al medesimo periodo della Kutubiyya. Il minareto di questa moschea è stato restaurato negli anni '60 sulla base del minareto originale e presso la moschea si apre uno stretto passaggio che conduce alle Tombe Sa'didi.
Le Tombe Sadiane formano un complesso funerario le cui strutture furono fatte costruire dal Sultano Ahmad al-Mansūr. Eccettuati alcuni sepolcri antecedenti il periodo saadita, la maggior parte di essi risale al 1557 e, pertanto, le tombe sono pressoché contemporanee alla Medersa Ben Youssef. Questo complesso venne "riscoperto" solo nel 1917, in condizioni di totale abbandono. Restaurate, sono divenute uno dei (pochi) monumenti veramente notevoli di Marrakesh, sovraccariche di decorazioni in stucco e piastrelle in zellige.
Probabilmente le tombe si salvarono dalle distruzioni e dai saccheggi di Moulay Ismā‘īl poiché erano accessibili unicamente dalla moschea della Kasbah attraverso un passaggio nascosto.
Le Tombe comprendono essenzialmente due grandiosi mausolei, dove si trovano le tombe di al-Mansūr e dei suoi figli, di sua madre Lalla Messaūda e di Muhammad al-Shaykh, il fondatore della dinastia Sa'diana. Nell'oratorio si trovano invece numerosi sepolcri di altri principi Sa'diani e la tomba di Mulay Yazīd.
In questo complesso furono inoltre tumulate diverse autorità di Marrakech fino al 1792, terminando con la sepoltura del sultano Mulay Yazīd, per un totale di oltre cento sepolture (66 delle quali all'interno dei mausolei).
A sud della moschea e delle Tombe Sa'diane si estende la Kasbah: l'antica cittadella reale, costituita da un caratteristico intrico di stradine e di abitazioni private.
Ad ovest delle Tombe Sadiane si trova il complesso del Palazzo Reale, che termina a nord con i resti del Palazzo El Badi. Del Palazzo El Badi non rimangono altro che rovine che, tuttavia, danno un'idea della grandiosità del palazzo: con cortili lunghi 130 m (e larghi quasi altrettanto) e una piscina di circa 90 m, un tempo ricco di decorazioni in zellige delle quali rimangono solo tracce.
Costruito in più di 25 anni, durò un solo secolo, prima di essere completamente spogliato delle sue ricchezze dal Sultano Alawita Moulay Ismail ibn Sharif. Oggi è anche uno dei luoghi "preferiti" dalle cicogne che nidificano a Marrakech.
Alle spalle del Palazzo reale si stende il Mellah, l'antico ghetto ebraico risalente al 1558. Questo quartiere nel XVI secolo era letteralmente una città nella città, con suq, giardini e sinagoghe. Al giorno d'oggi è popolato quasi esclusivamente da musulmani, essendo la maggior parte degli ebrei trasferitasi a Casablanca, in Francia o in Israele. Suggestivo il cimitero ebraico Miâara, con la sua distesa di tombe bianche rettangolari, di cui alcune molto antiche. Disposte senza un vero e proprio ordine, alcune sono sormontate da lapidi con incisi nome, cognome e data di nascita e morte.
Tra i giardini più celebri di Marrakech vi è sicuramente il giardino di Majorelle.
Il giardino si trova nella città nuova e prende il nome dall'artista francese Jacques Majorelle che scelse nel 1919 Marrakech come dimora. Qui si fece costruire una villa in stile liberty le cui pareti furono dipinte di un colore blu intenso che ancora oggi viene chiamato "blu Majorelle".
Fu un gran collezionista di piante provenienti da tutto il mondo che circondarono, ben presto, la sua abitazione. Nel giardino sono presenti due specchi d'acqua, uno molto piccolo con una fontana al centro e alimentato da un canale in pendenza, mentre il secondo, il più grande, sta al centro del giardino e contiene anche ninfee, pesci e piccole tartarughe.
Tra le piante che ancora oggi possono essere ammirate vi si trovano cactus, noci di cocco, banani, bambù, gelsomini, palme e distese di bougainville rosse e viola. Il giardino fu aperto al pubblico nel 1947.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1962, la villa e il suo giardino rimasero abbandonati fino al 1980, quando fu acquistata da Yves Saint-Laurent e Pierre Bergé che, dopo un restauro, la riaprirono al pubblico. A Saint-Laurent è dedicato un piccolo monumento con colonna all'interno del giardino.
All'interno della casa oggi si trova il Museo di Arte Islamica, dove sono esposti vestiti, oggetti di uso quotidiano, oggetti religiosi e numerosi gioielli, soprattutto di arte berbera.
Poco al di fuori delle mura della città vecchia, collegato con una strada lunga e diritta che parte dalla Kutubiya, vi è invece il giardini Menara.
A sud del Dar el Makhzen, il palazzo reale, nella la medina (città vecchia) vi sono i giardini Agdal.
Il giardino è caratterizzato da un'immensa distesa di ulivi e oggigiorno è soprattutto luogo di incontro e di svago per giovani e famiglie. Al centro di questo parco vi è uno specchio d'acqua artificiale, che anticamente veniva utilizzato per irrigare gli ulivi e una piccola costruzione, oggi inutilizzata ma visitabile, caratterizzata da un tetto verde. Su un lato nord di questo specchio d'acqua vi è un gradinata e nei giorni limpidi è possibile vedere la catena Montuosa dell'Atlante.
Tra la città vecchia (Medina) e la città nuova (Ville Nouvelle) adiacente alla Kutubiya è stato realizzato un Cyberpark, parco finalizzato all'educazione, in particolare dei giovani, alle tecnologie informatiche e allo sviluppo sostenibile.
Realizzato da Istituzioni pubbliche e aziende private il parco, dotato di alberature di alto fusto e fontane, è attrezzato con una sala telematica e colonnine touch screen.
Il parco è attrezzato con wireless, l'utilizzo delle attrezzature informatiche è gratuito per i giovani.

Voto alla città:10
Anno della foto:2013