Se stai cercando un altro tesoro nascosto a pochi chilometri da Civitacampomarano, Guardialfiera è la destinazione perfetta per arricchire il tuo itinerario molisano. Questo affascinante comune italiano di 992 abitanti, situato sempre nella provincia di Campobasso, vanta una storia antichissima ed è stato un tempo un'importante sede vescovile. Il borgo sorge in una posizione strategica e confina con i territori di Acquaviva Collecroce, Casacalenda, Castelmauro, Civitacampomarano, Larino, Lupara e Palata, offrendo un panorama dominato dall'omonimo lago artificiale di Guardialfiera.
Il principale gioiello architettonico del paese è la chiesa di S. Maria Assunta. Questa struttura risale almeno all'XI secolo e custodisce un legame unico con il passato: nella sua muratura sono state incorporate numerose pietre scolpite con iconografie cristiane e pagane risalenti al VII e all'VIII secolo. Gli studiosi ritengono che questi elementi appartenessero a un antico tempio pagano situato originariamente proprio su questo sito. I registri diocesani dell'epoca confermano che nel 1061 la chiesa fu elevata al rango di cattedrale sotto la guida del vescovo Pietro. All'interno della cattedrale sono conservate le reliquie di San Gaudenzio, patrono della città, donate nel 1751 da Papa Benedetto XIV. I resti sono visibili ancora oggi e vengono portati in processione durante la festa patronale l'1 e 2 giugno.
La cattedrale ha subito importanti trasformazioni nel corso dei secoli. Dopo il violento terremoto del 1456, l'edificio fu ricostruito e nel 1460 il vescovo Jacopo fece aggiungere una parete a nord-est e la celebre Porta santa. Si tratta di una delle pochissime Porte sante esistenti al di fuori di Roma; viene aperta una volta all'anno durante la festa di San Gaudenzio, a eccezione degli anni giubilari in cui restano aperte solo quelle romane. Le sorprese storiche non finiscono qui: durante i restauri del 1975 è stata scoperta anche una straordinaria cripta medievale nascosta sotto l'edificio.
La storia di Guardialfiera si intreccia in modo indissolubile anche con le sue acque. Tra il 1976 e il 1977, la creazione della diga del Liscione diede vita al grande lago artificiale, sommergendo però i resti di un antico e leggendario passaggio: il ponte di Sant'Antonio (noto anche come ponte di Annibale). La tradizione narra che il famoso generale cartaginese vi marciò con le sue truppe durante la seconda guerra punica per dirigersi in Puglia. Sebbene i registri angioini confermino che la struttura visibile fosse una ricostruzione del 1200 a seguito di una piena del fiume Biferno, i documenti storici attestano che le fondamenta poggiavano proprio su un preesistente e antichissimo ponte romano. Nelle epoche di secca del lago, i resti di questa leggendaria via di comunicazione riaffiorano ancora oggi dall'acqua, regalando uno spettacolo spettrale e suggestivo.
Voto alla città:6
Anno della foto:2019
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