San Giovanni Rotondo (Italia)



San Giovanni Rotondo è un comune italiano di 27 124 abitanti della provincia di Foggia in Puglia, famoso nel mondo per il fatto di ospitare le spoglie di san Pio da Pietrelcina, frate cappuccino vissuto a lungo nella città.
Il comune fa parte del Parco Nazionale del Gargano.
Il centro storico è una zona quasi esclusivamente residenziale. Le attività a carattere commerciale-turistico hanno scarso rilievo e questo fa sì che il centro del paese è solo marginalmente interessato dal grande flusso turistico dovuto al culto di Padre Pio, che si consuma quasi esclusivamente intorno alla zona del Convento. Passeggiando per le sue vie si incontrano la chiesa di San Giuseppe Artigiano, la Chiesa di San Nicola, caratterizzata da un prezioso portale in rame raffigurante alcuni momenti della vita di San Nicola, la Chiesa di Santa Caterina (la più antica del paese), la Chiesa Matrice di San Leonardo (la chiesa principale di San Giovanni Rotondo, che sul portale d'ingresso presenta una preziosa statua di San Michele Arcangelo), la chiesa di Sant'Orsola (assai ricca di storia e da poco restaurata), la Chiesa della Madonna di Loreto (che riproduce le dimensioni reali del sacro luogo natio del Signore a Betlemme), la Chiesa di Sant'Onofrio ed infine l'antica Chiesa di San Giovanni Battista del III-II secolo a.C. Alle chiese, per il loro innegabile interesse storico, vanno aggiunti i reperti archeologici dell'antico Borgo Sant'Egidio e di La Curvara.
La Chiesa di San Leonardo abate è la chiesa matrice di San Giovanni Rotondo. Della sua genesi Medioevale restano ben poche tracce dal momento che nella seconda metà del Seicento l'arcivescovo di Manfredonia Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, ne ordinò l'abbattimento e invitò il popolo sangiovannese a riedificarla a proprie spese e a cessare di praticare usi e costumi superstiziosi. Il popolo sangiovannese ignora l'interdetto e l'arcivescovo con un decreto avente data 9 ottobre 1676 ma vigente dall'undici dello stesso mese, scomunica tutti. In questo frangente si sviluppa un morbo misterioso tra i sangiovannesi e provoca circa 500 vittime su una popolazione di 2690 persone. La popolazione pensa subito ad un castigo di Dio, e l'arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, decide di revocare la scomunica.
Il 16 giugno 1678, dopo aver tenuto una predica sullo splendore dovuto alla casa di Dio, il card. Orsini dà lettura del decreto di profanazione e demolizione della chiesa e dell'erezione della nuova, designando la chiesa di Sant'Orsola come sede parrocchiale; dopo la lettura del decreto iniziò la profanazione dell'altare maggiore. Il 26 ottobre 1678 viene posta la prima pietra della nuova chiesa dedicata, come la precedente, a San Leonardo abate.
Il 30 settembre 1684 l'arcivescovo sipontino Tiberio Muscettola la riaprì al culto dedicandola, come la precedente, a San Leonardo abate. La dedicazione della chiesa avvenne il 15 novembre 1818 ad opera dell'allora arcivescovo di Manfredonia mons. Eustachio Dentice mentre la dedicazione dell'altare risale al 13 maggio 1867 per le mani di mons. Vincenzo Taglialatela.
Nel 1909 è stata edificata la Navata Laterale. Numerosi sono stati nel corso degli anni gli interventi di restauro. Il più corposo è stato eseguito nel 1983 per volere del parroco del tempo, mons. Domenico Umberto D'Ambrosio, oggi arcivescovo di Lecce.
La chiesa oggi si presenta a due navate. La Facciata principale presenta due scalinate laterali e un portale in legno. Sul portale è incastonata, in una nicchia, la statua in pietra di San Michele arcangelo risalente al 1656. In alto sul cornicione, sono poste ai lati due statue in pietra della Beata Vergine Maria, e al centro si erge una lastra sulla quale c'è scritto: D.O.M ("Deo Optimo Maximo" che significa "A Dio, Il più buono, il più grande") e sulla quale posa una croce. Sulla Facciata della navata laterale si erge una scalinata monumentale con un portale in legno. Degno di nota è anche il Campanile la cui ricostruzione iniziò nel 1703 protraendosi fino al 1709; al giorno d'oggi ospita 5 campane.
All'interno della chiesa è possibile ammirare la volta a capriate della navata centrale e sui lati 6 altari votivi dedicati all'Immacolata Concezione, a San Giovanni Battista (Statua lignea del XV secolo di Ignoto scultore meridionale), a San Giuseppe (Statua lignae del XX secolo), a San Leonardo abate (Statua lignea del XX secolo), a San Michele Arcangelo (Statua lignea del XVII secolo di Ignoto intagliatore pugliese) e al Sacro Cuore di Gesù (Tela ad olio di Natale Penati del 1936).
Nella navata laterale è posto il fonte battesimale chiuso da un pregevole coperchio bronzeo fuso nel 2013. Nel 1694 la chiesa venne fornita di Organo come attesta una lapide sul pilastro desto dell'arco dell'organo stesso. La chiesa è oggi sede dell'omonima parrocchia.
La chiesa di San Nicola fu edificata nel XVI secolo. All'interno della chiesa si può ammirare, in particolare, la statua della "Madonna dei Sette Dolori", fatta venire da Napoli nel 1726, la cui rara e celestiale bellezza si fonde con la toccante espressione di dolore per la morte di Gesù.
La chiesa di San Giacomo Apostolo era di proprietà dell'antico ospedale di San Giovanni Rotondo, della cui esistenza si ha certezza fin dal 1304. Nel 1718 essa venne assegnata ai Gesuiti. I Fratelli provvidero subito ad ingrandire la chiesa, demolendo alcune case di proprietà dell'ospedale. Il 6 novembre 1860 in questa chiesa si insediò un "Consiglio subitaneo di guerra" del nuovo Governo unitario, che vi emise una feroce sentenza di condanna a morte nei confronti di tredici cittadini sangiovannesi, riconosciuti colpevoli di eccitamento alla guerra civile durante la reazione borbonica del mese di ottobre del 1860, culminata con l'uccisione di ventiquattro cittadini liberali. La chiesa è situata a pochi metri dalla Chiesa Matrice.
La chiesa di Sant'Onofrio è un edificio sacro di origini medievali, ispirato alla severa essenzialità degli Ordini Mendicanti in capitanata a cavallo tra i secoli XIII e XIV. Fu edificata come "opera regia" da Federico II di Svevia che già aveva proclamato la città di San Giovanni Rotondo "luogo regio" affrancandola nei confronti dell'Abazia di San Giovanni in Lamis. La Facciata è a capanna in stile romanico-gotico, è arricchita da un portale ogivale, da un doppio oculo e da un coronamento ad archetti pensili. All'esterno sopra il portale, l'epigrafe in caratteri gotici tardi chiarisce la genesi dell'edificio, risalente agli anni attorno alla metà del Duecento, precisamente nel 1231. Non e però escluso che la chiesa possa essere, nella redazione originale, ancora più antica e risalente agli anni del primo Medioevo, quando poteva essere compresa all'interno di un polo religioso, del quale faceva parte anche il Battistero di San Giovanni Battista (La Rotonda).
Da tempo immemorabile la piazza di San Giovanni Rotondo ebbe enorme importanza per i commercianti di cereali di tutta la Puglia, poiché vi si svolgeva una fiera fiorentissima i cui prezzi erano presi a riferimento per la vendita in altri luoghi. Questa consuetudine spinse i sovrani del Regno delle due Sicilie a emanare disposizioni che resero obbligatori tali prezzi in tutte le terre del regno. Il prezzo dei cereali veniva proclamato proprio nella chiesa di Sant'Onofrio, alla presenza di moltissimi sindaci. La "voce" del prezzo veniva resa pubblica da un banditore, che nel giorno dedicato a S. Onofrio (11 giugno) emetteva le sue "grida" in tutte le strade della città. Nell'anno 1575 una pragmatica del viceré spostava la fiera di Sant'Onofrio e la data delle "grida" al giorno 19 giugno, festa di S. Pietro e Paolo, poiché a mese inoltrato si aveva più certezza della qualità e della quantità del raccolto.
Con la venuta del Regno Napoleonico, la chiesa cadde in completo disfacimento. Soltanto nel 1914, per interessamento dell'Arciprete don Giuseppe Prencipe, la chiesa poté essere riaperta al culto. Nel 1955 è stata riportata alle sue eleganti linee primitive riportando alla luce resti di affreschi trecenteschi.
Nella chiesa è venerata la Madonna del Monte Carmelo ed il 16 luglio vi è anche una festa in suo onore. Recentemente sono stati costruiti a ridosso della chiesa, degli uffici Parrocchiali e delle aule per la catechesi. Oggi la chiesa di Sant'Onofrio ospita l'omonima parrocchia.
La Chiesa di San Giovanni Battista, nota anche con il nome di "Rotonda", risale al VI-VII secolo, ed è l'edificio religioso più antico e ricco di storia, da cui prese il nome la città. La leggenda dice che la chiesa sia sorta sulle rovine di un antichissimo tempio dedicato al dio Giano, tuttavia non esistono ad oggi motivazioni storiche che sostengano questa ipotesi. La chiesa era tappa obbligatoria dei longobardi perché sita lungo il percorso della Via Sacra Longobardorum, che conduceva alla grotta di San Michele Arcangelo. Si pensa, inoltre, sia stata per un lungo periodo un Battistero, dato il ritrovamento di una vasca battesimale di forma circolare che, con gli ultimi lavori di restauro, è stata riporta alla luce assieme ai resti degli affreschi lungo tutte le pareti della chiesa.
La chiesa è situata nella zona est della città, in prossimità della chiesa di sant'Onofrio. Oggi la chiesa è consacrata.
La Chiesa di San Giuseppe Artigiano è situata nel centro della città, in Piazza Europa (Villa Comunale), e vi ha sede l'omonima parrocchia. La posa della prima pietra, risale al 1º maggio 1958, e avvenne in presenza di Padre Pio, il quale firmo anche una pergamena ricordo, che fu chiusa nelle fondamenta. Venne dedicata il 15 settembre 1990. La chiesa si presenta come un edificio moderno a pianta centrale; L'interno è formato da: una grande aula liturgica, gravante in dodici punti; due navate laterali e la cappella del Santissimo Sacramento. L'aula liturgica è arricchita inoltre da stupende decorazioni tra cui il mosaico raffigurante la Deesis con Cristo Pantogratore al centro, e la madre di Dio e San Giuseppe ai lati in atteggiamento orante, l'ambone con le icone dei quattro Evangelisti, l'altare marmoreo, il ciborio nella cappella del Santissimo Sacramento e le vetrate istoriate che rappresentano il ciclo cristologico. Adiacenti alla chiesa ci sono gli uffici parrocchiali. La parrocchia di San Giuseppe Artigiano rappresenta una delle parrocchie più popolate della città, dato la sua estensione territoriale.
Il complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie, noto ormai in tutto il mondo per San Pio da Pietrelcina, è formato dal convento dei cappuccini, da una chiesa antica ed una chiesa nuova entrambe dedicate a Santa Maria delle Grazie.

Voto alla città:6
Anno della foto:2010

Pinzolo (Italia)



Pinzolo è un comune italiano di 3 118 abitanti della provincia di Trento, nell'alta Val Rendena, situato all'inizio della Strada statale 239 di Campiglio che conduce al Passo Campo Carlo Magno.
È il maggiore centro della valle ed è situato su una piana prativa fra il Gruppo dell'Adamello a ovest e il Gruppo del Brenta a est. La chiesa di San Vigilio conserva dipinta una famosa cinquecentesca danza macabra opera di Simone II Baschenis, che all'interno dell'edificio ha lasciato, nel presbiterio e nell'abside, affreschi vari tra i quali ci sono la Crocifissione, immagini di apostoli ed episodi della vita di san Vigilio.
Pinzolo è una località turistica alpina; a pochi chilometri è situata la più nota e frequentata frazione di Madonna di Campiglio cosiddetta "Perla delle Dolomiti". Negli ultimi mesi del 2011 è stata realizzata una cabinovia all'avanguardia che collega le piste di Pinzolo a quelle di Madonna di Campiglio e Folgarida-Marilleva, dando origine a uno dei comprensori sciistici più estesi delle Alpi e il più esteso del Trentino: 150 chilometri di piste. Il nuovo impianto è lungo quasi 5 chilometri, percorre 1100 metri di dislivello, comprende quattro stazioni (due di partenza/arrivo e due intermedie) e ha una capacità di 1800 persone l'ora. Strutture dedicate agli snowboarder sono l'Ursus Snowpark in loc. Grostè e il Brentapark in località Grual. La Dolomitica è una pista da sci di Pinzolo, in due varianti: Star e Tour. Entrambe partono a 2100 metri di quota, sul Doss del Sabion e terminano a 852 metri, in località Tulot a Carisolo. La prima variante, lunga 3455 m, ha una pendenza media del 36%, la seconda, lunga 5750 m, ha una pendenza media del 22%.
Dolomitica Star: quota di partenza: 2100 m.s.l.m. quota di arrivo: 852 m.s.l.m. lunghezza: 3455 m dislivello: 1248 m difficoltà: nera pendenza media: 36% pendenza max.: 70% tracciato: Pista Rododendro, Variante Rododendro Cioca 2, Cioca 2, Tulot
La località gode di elevatissime affluenze sia per quanto riguarda la stagione invernale, sia per quella estiva. Ricca la dotazione di impianti sportivi di Pinzolo e della valle: campi da tennis, calcio, basket, pallavolo e beach volley, campi da golf, bocce, palaghiaccio, piscine, tiro con l'arco, minigolf, palestra, mountain bike, parapendio, percorsi vita.
Di notevole interesse storico è la chiesa di san Vigilio, il cui assetto attuale risale al 1515, famosa per le danze macabre; celebre l'affresco del 1539 di Simone Baschenis, pittore bergamasco che operò anche in altre chiese della Val Rendena e della Val di Sole.
Nel territorio comunale sono comprese anche la Val di Genova e la Val Nambrone, di grande interesse naturale e turistico.
Gran parte del territorio comunale fa parte del Parco naturale Adamello-Brenta.

Voto alla città:8
Anno della foto:2010

Mezzana (Italia)



Mezzana è un comune italiano di 893 abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino-Alto Adige.
Situato in Val di Sole lungo le sponde del torrente Noce, deve il suo nome alla posizione centrale che occupa nella valle. Giace adagiato sul versante Sud di questa opposto al centro sciistico di Marilleva nato alla fine degli anni '60 del secolo scorso. Nel suo territorio si trovano i laghi del Malghetto. Lo sviluppo di questo centro di sport invernali ha influito in modo significativo sull'economia della zona determinando notevoli cambiamenti socio economici e agendo anche sull'aspetto del paese.

Voto alla città:7
Anno della foto:2010 

Olbia (Italia)





Olbia è un comune italiano di 60 199 abitanti della provincia di Sassari in Sardegna. Risulta essere, al 2018, il quarto comune della Sardegna per numero di abitanti, dopo CagliariSassari e Quartu Sant'Elena e il secondo per estensione, dopo Sassari.
Dal 2005 è stata capoluogo, insieme a Tempio Pausania, della provincia di Olbia-Tempio, soppressa nel 2016 e operativamente sostituita dalla "zona omogenea di Olbia-Tempio" per l'esercizio delle funzioni provinciali nell'ambito della provincia di Sassari fino alla completa soppressione di tutte le province. È stata l'antica capitale del Giudicato di Gallura e la prima sede vescovile della Gallura (Diocesi di Civita – Ampurias sino al 1839). La città, una delle principali della Sardegna, è una realtà industriale e commerciale in piena espansione. Ha conosciuto negli ultimi decenni un rilevante aumento demografico ed uno sviluppo assai rapido della sua economia, con il numero degli abitanti raddoppiato tra gli anni 1951 e il 1981. Attualmente ne conta 60 199 (nel 1964 erano 18 800).
Ricca di insediamenti turistici molto conosciuti, tra i quali Porto Rotondo e Portisco, è dotata di infrastrutture che ne fanno un polo turistico molto importante per l'intera Isola. Olbia è un motore economico della provincia e uno dei più importanti della regione. A partire dal nucleo storico del corso Umberto I, la città, con il notevole incremento demografico degli anni sessanta, si è notevolmente espansa in ogni direzione. I problemi di viabilità sono stati contrastatati con la creazione di una circonvallazione e delle sue relative sopraelevate, di un tunnel sottostante l'area del porto vecchio e di numerose rotatorie all'interno e fuori del centro urbano.
Le chiese storiche di Olbia sono la basilica di San Simplicio, uno dei più insigni monumenti romanici dell'isola, e la chiesa di San Paolobarocca, con alto campanile e cupola maiolicata e con affreschi interni del pittore Alberto Sanna.
Nelle campagne di Olbia si trovano la chiesa di San Vittore (con statua lignea del santo, primo vescovo di Fausania), di Nostra Signora di Cabu Abbas, di Santa Lucia, dello Spirito Santo, chiesa di Sant'Angelo, chiesa di Santa Mariedda.
Fra le chiese moderne presenti in città si possono citare la chiesa della Sacra Famiglia, della Madonna de La Salette, chiesa di Sant'Antonio, chiesa di San Ponziano a Poltu Quadu e la parrocchia San Michele Arcangelo della zona ospedaliera.
Nei dintorni di Olbia svettano il castello di Pedres e il castello Sa Paulazza. Del periodo giudicale in città rimangono oggi pochi resti delle mura mentre fino ai primi dell'Ottocento erano ancora in buona parte visibili sia i resti della cinta muraria che del Palazzo giudicale. Del periodo pisano invece si conserva l'impianto urbanistico della città di tipo toscano, Terranova appunto, voluto dal Giudice di Gallura Nino di Gallura e situata in un'area più prossima al porto romano, ristrutturato proprio dai Pisani, rispetto alla Civita giudicale.
A nord di Olbia, tra Porto Rotondo, Cugnana e Portisco si trovano le spiagge di: CugnanaRena Bianca, Razza de Juncu (condivisa con Arzachena), spiaggia dei Sassi, spiaggia delle Alghe, spiaggia Ira.
Nella frazione di Pittulongu: spiaggia della Playa, lo Squalo, il Pellicano, Mare e Rocce e Bados.
A sud di Olbia si trovano: Lido del Sole, Le Saline, Marina Maria, Bunte, Porto Istana, Li Cuncheddi, capo Ceraso.

Voto alla città:10
Anno della foto:2010. 2017

Città Della Pieve (Italia)




Città della Pieve è un comune italiano di 7.686 abitanti della provincia di Perugia.
È situata su un colle, a circa 508 m s.l.m., dominante la Val di Chiana. Città medievale, Città della Pieve è costruita per un buon 70% in mattoni a vista. Città della Pieve fa parte della Comunità Montana Monti del Trasimeno.
Il Liber Pontificalis di Anastasio Bibliotecario del IX secolo ci dà notizia che la matrona romana Vestina vissuta nel IV secolo possedeva tenimenti presso questo colle e presso Fondi, città del Lazio. Successivamente alla loro vendita innalzò in Roma una chiesa ai SS. Martiri Gervasio e Protasio (oggi San Vitale). La coincidenza che nelle due cittadine vi fosse lo stesso culto ai SS Gervasio e Protasio e che vi sia una chiesa a loro dedicata fa pensare che la matrona Vestina fu presa da entusiasmo per le meravigliose cose nello scoprimento delle Sante Reliquie di questi martiri, tanto da riuscire a coinvolgere gli abitanti di queste città nella venerazione di questi Santi. È la chiesa più vecchia, situata nel punto più alto della città diviene cattedrale dopo il 1600. Non si conoscono grandezza e forma del primo tempio pagano, mentre sono visibili i resti e le decorazioni romaniche. Nel 1530 si decise di rinnovare la tribuna e l'abside, ma i lavori ebbero inizio mezzo secolo più tardi da Niccolò di Pietro che l'alzò di qualche metro, l'allargò e l'allungò fino a congiungerla con la Torre Pubblica e costruì la gradinata in pietra serena davanti alla porta. Il Pomarancio dipinse le pareti della tribuna e la calotta del coro ma le sue pitture furono danneggiate da un fulmine (1783) che si abbatté sulla tribuna. Rimane oggi visibile solamente la gloria sull'abside. La copertura con capriata crollò nel 1667. Venne ricostruita a volta. Tra il 1693 e il 1708 vennero edificate le cappelle laterali. Nel 1738 venne eretto il campanile. Nell'abside, sopra il coro, si ammira una tavola di Pietro Perugino raffigurante La Madonna fra i santi protettori Gervasio e Protasio, che tengono in mano due orifiammi con l'antica arme cittadina e i SS Pietro e Paolo. Nelle cappelle si possono ammirare opere di allievi del Perugino come Domenico Paride Alfani e Giacomo di Guglielmo oltre alla tela d'altare realizzata da Niccolò Circignani e Salvio Savini. Tra le varie opere è presente un simulacro in legno del XVI secolo di probabile attribuzione a Giovanni Tedesco.
Sotto l'abside della cattedrale sono visibili i resti di un'antica costruzione fatta con colonne e pilastri sostenenti quattro archi che vanno a riunirsi in un pilastro centrale di forma ottagonale. Questo locale era destinato a ricevere le salme dei vescovi; queste, successivamente vennero rimosse e portate in cattedrale. Fu costruita forse sulle rovine del tempio pagano esistente in epoca etrusca e romana e della chiesa cristiana fondata da Vestina nel V secolo. Si è giunti a questa conclusione poiché questa fabbrica è preesistente alla chiesa romanica.
La documentazione storica attesta che circa l'anno 1280, i padri francescani acquistarono dai monaci benedettini un oratorio dedicato a san Bartolomeo con una casetta e una modesta porzione di terreno su cui fabbricarono il presente convento e una spaziosa chiesa di cui non se ne conosce la struttura poiché distrutta nel 1776 ad eccezione della facciata, rimasta originale fino al rosone e nella sua altezza complessiva. Internamente la chiesa è stata completamente rinnovata secondo il gusto del tempo e resa molto luminosa. Il campanile fu costruito (o forse ricostruito) nel 1600 come leggibile dall'incisione su un mattone. Del primitivo convento rimane un solo muro ove restano visibili finestre piccolissime in corrispondenza delle celle dei frati. Nel secolo XV, a causa dell'aumento della comunità religiosa francescana, vennero distrutti 3 lati della fabbrica per aumentarne l'ampiezza e la lunghezza del complesso e si creò all'interno del cortile un nuovo portico dove venne mantenuto l'antico oratorio di S. Bartolomeo. Va ricordato che nel 1426, S. Bernardino da Siena soggiornò a Castel della Pieve e all'interno proprio di questo oratorio istituì la Confraternita della Misericordia che vi rimase fino al 1567. Successivamente divenne il refettorio dei francescani. Al suo interno si trova un importante affresco "La crocifissione di Gesù", unico dipinto superstite di un ciclo che quasi certamente si trovava nello stesso complesso conventuale. Purtroppo l'azzurro oltremare del fondo è sparito lasciando visibile il colore scuro della preparazione sottostante. I caratteri della scuola senese, in particolare di quella del Barna, ci fanno credere che l'autore sia Nicola di Bonifazio Senese, il quale verso la fine del Trecento, si trasferì a Castel della Pieve. Per sei secoli i religiosi conventuali abitarono questa struttura e nel 1860 l'abbandonarono. La chiesa oggi è intitolata alla Madonna di Fatima e nei locali del vecchio convento insiste l'oratorio.
Nel territorio comunale, da segnalare la chiesetta della Madonna della Sanità, a 2 km a sud del capoluogo: vecchio romitorio con timpano romanico, e all'interno, al di sopra dell'altare, si trova una tela della scuola del Perugino. Molto interessante, soprattutto, il borgo-castello di Salci che fu un ducato autonomo dei Bandini e dei Bonelli per 292 anni, fino all'Unità d'Italia.

Voto alla città:7
Anno della foto:2010

Crespina Lorenzana (Italia)



Crespina Lorenzana è un comune sparso di 5 425 abitanti della provincia di Pisa in Toscana.
La sede comunale è situata nella frazione di Crespina (frazione).
Il comune è famoso per le sue architetture civili (ville) e religiose (chiese e oratori). 
È stato istituito il 1º gennaio 2014 dalla fusione dei comuni di Crespina e Lorenzana.
Nel territorio comunale di Crespina Lorenzana si contano sei frazioni.
Sono inoltre da segnalare le numerose località sparse nel territorio comunale. Un'ulteriore distinzione può essere fatta tra borgate (o nuclei abitati) e agglomerati.
Sono classificate come borgate o nuclei abitati le seguenti località: Botteghino, La Casa, CeppaianoCollealberti, La Fonte, I Greppioli, Le Lame, Lavoria, Siberia.
Sono invece classificati come agglomerati: Belvedere, La Capannina, Cenaia Vecchia, Il Colle, Fungiaia, I Gioielli, Migliano, Pettinaccio, Roncione, La Tana, Vicchio, Volpaia.

Voto alla città:6
Anno della foto:2015

Tarquinia (Italia)



Tarquinia è un comune italiano di 16 428 abitanti della provincia di Viterbo; dista dal capoluogo circa 45 chilometri.
L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi).
Dal 31 marzo 2011 Tarquinia è la prima città patrimonio dell'umanità dell'Unesco ad avere una segnaletica Qr Code, che consente di ottenere informazioni sulle attrazioni e i servizi indicati direttamente sul proprio smartphone.
Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili. È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - V secolo a.C.).
Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulósgiocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Voto alla città:8
Anno della foto:2010

Siena (Italia)



Siena è un comune italiano di 53 772 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Toscana.
La città è universalmente conosciuta per il suo ingente patrimonio storico, artistico, paesaggistico e per la sua sostanziale unità stilistica dell'arredo urbano medievale, nonché per il celebre Palio.
Nel 1995 il suo centro storico è stato inserito dall'UNESCO nel Patrimonio dell'Umanità.
Nella città ha sede la Banca Monte dei Paschi di Siena, fondata nel 1472 e dunque la più antica banca in attività nonché la più longeva al mondo.
Siena è famosa per le sue architetture religiose, civili (palazzi, monumenti, ville, ecc.) e militari.
Siena si trova nella Toscana centrale al centro di un vasto paesaggio collinare, tra le valli dei fiumi Arbia a sud, Merse a sud-ovest ed Elsa a nord, tra le colline del Chianti a nord-est, la Montagnola ad ovest e le Crete senesi a sud-est.

Voto alla città:9
Anno della foto:2010

Potenza (Italia)



Potenza è un comune italiano di 67 211 abitanti, capoluogo della provincia omonima e della Basilicata, nonché primo comune della regione per popolazione.
Accanto al Palazzo della Prefettura è situata la chiesa di San Francesco (eretta nel 1274), con portale a imposte lignee trecentesche intagliate, e campanile del Quattrocento. Nell'interno vi è il sepolcro di gusto rinascimentale del nobile Paride De Grassis, oltre a resti di un affresco con una Madonna di stile bizantineggiante del Duecento e La Pietà del Pietrafesa.
Proseguendo in via Pretoria verso ovest si incontra la chiesa romanica di San Michele (XI-XII secolo), con tozzo campanile e una struttura a tre navate, al cui è conservato il dipinto dell'Annunciazione realizzato dal Pietrafesa e tra l'altro un affresco con Madonna e bambino in trono tra i santi vescovi risalente al Cinquecento e un crocifisso ligneo del 1600.
La cappella del beato Bonaventura, frate francescano beatificato nel 1775, era in origine la casa natale del beatoː essa presenta un portale di notevole rilievo artistico in pietra calcarea, al cui centro troviamo due teste di cherubini sovrastate da uno stemma francescano. Al suo interno un unico locale diviso in due piccoli ambienti si trovano vari ritratti, fra i quali uno di Michele Busciolano del 1907 che rappresenta l'estasi del beato.
Il Monastero di San Luca che ospita la caserma dei carabinieri è sito alla fine di via Pretoria in direzione della torre Guevara. In principio affidato alle suore cisternine dell'ordine delle benedettine, era l'unico monastero di donne in città e successivamente passò alle suore clarisse.
A metà tra il Duomo e la piazza della Prefettura è la Chiesa della Santissima Trinità (attestata dal 1178)ː essa fu danneggiata dal terremoto del 1857 e venne riedificata con una planimetria diversa da quella originaria, con un'unica navata con varie cappelle, un'abside semicircolare e un soffitto cassettonato.
In Piazza del Sedile il tempietto di San Gerardo, chiamato dai potentini San Gerardo di Marmo, è un'edicola votiva che ospita al suo interno la statua di San Gerardo, santo patrono della città. Situato all'estremità sud di piazza Giacomo Matteotti, stando all'epigrafe sulla lastra al lato destro del Santo, sarebbe stato ultimato nel 1865 dallo scultore potentino Antonio Busciolano (1823-1871). L'edicola ripropone la facciata di un edificio a cupola, con pianta semicircolare, chiusa sul retro. Sul basamento formato a gradoni poggiano cinque colonne con il fusto scanalato, decorato con il capitello a foglie. Le colonne sorreggono degli architravi decorati da angioletti e rose. Il retro è costituito da una parete continua, divisa in tre parti: il settore centrale è costituito da una vetrata policroma a raggi, sulla quale poggiano due colonne scanalate che inquadrano la statua del santo, lateralmente invece sono poste due iscrizioni, quella a destra ricorda l'edificazione dell'edicola e la dedica di esso mentre quella a sinistra ricorda due momenti importanti della città, ossia l'attacco dei briganti nel 1809 e l'insurrezione del 18 agosto 1860.
La piccola chiesa di Santa Lucia al limitare nord dell'antico abitato venne costruita precedentemente al 1200. È formata da un'unica navata e custodisce una statua seicentesca di Santa Lucia, alcuni quadri del XVI e XVII secolo e un'acquasantiera del Quattrocento proveniente dalla chiesa di Santa Maria.
Più a sud nei pressi dell'antico cimitero ha sede la chiesa di San Rocco dove sono conservate pregevoli statue in legno raffiguranti San Vito e San Rocco, intagliate a metà Ottocento da Michele Busciolano.
Gran parte delle architetture civili di interesse storico sono nel centro della città, al quale si accedeva tramite sei porte. Quelle visibili sono soltanto tre, ossia Porta San Giovanni in via Caserma Lucana, Porta San Luca in via Manhes e Porta San Gerardo in largo Duomo. Le altre Porte furono abbattute durante i lunghi lavori a partire dal 1806 per la modernizzazione del nucleo urbano della città ed erano Porta Salza, Porta Mendola e Porta Trinità.
Il centro cittadino è situato su un lungo e stretto pianoro e gravita intorno a piazza Matteotti, sulla quale si affaccia il palazzo del comune. L'intero pianoro è attraversato dalla via Pretoria, il cui nome e origine rimanderebbero secondo lo storico potentino Emmanuele Viggiano al tempo di Silla e delle guerre civili contro Mario, quando egli vinse quest'ultimo e ridusse a colonie militari romane sei delle città Lucane, tra cui Potenza. In ognuna di queste città Silla avrebbe stabilito il Pretorio e l'accampamento dei Pretoriani. Dunque doveva esistere un collegamento viario fra l'accampamento romano e il loro Comando, che secondo la tradizione romana venne chiamato via Pretoria.
Questa via, che fingeva di fatto da decumano maggiore, si estende per tutto il centro storico a partire dal Largo di Portasalza fino alla Torre Guevara: essa si allarga nella centrale piazza Mario Pagano, detta dai potentini Piazza Prefettura poiché ospita l'ottocentesco palazzo della prefettura, sede del Prefetto e degli uffici provinciali.
I lavori per la realizzazione della Piazza iniziarono però solo nel 1839 per volontà dell'intendente Winspeare, con l'abbattimento delle casette con sottani abitate da contadini e artigiani, ma furono completati solo tra il 1842 e il 1847 a opera dell'intendente Francesco Benzo, duca della Verdura. In origine chiamata piazza del mercato (vi si svolgeva il mercato della domenica), fu detta ufficialmente piazza dell'Intendenza (poiché vi si affacciava il palazzo del governo, sede dell'intendente) e piazza prefettura (dopo l'Unitá e la sostituzione dell'intendente con il prefetto). Intorno al 1870 fu intitolata a Mario Pagano ed è rimasta invariata fino alla ristrutturazione nel 2012 da parte dell'architetto Gae Aulenti.
Nella stessa piazza è presente il Teatro Stabile, costruito nel 1856 e inaugurato nel 1865 a causa di un'interruzione dei lavori dovuta a terremoti, frequenti nella zona. Piazza Giacomo Matteotti, l'antica piazza Sedile (mutata nel secolo scorso in piazza del Fascio e dopo il 1944 in piazza Giacomo Matteotti), conteneva il seggio dell'università dove si riuniva il popolo in occasione delle assemblee, probabilmente risalente nel suo impianto originario all'epoca Angioina. Sulla piazza si affacciavano botteghe e taverne e per decreto regio del 1810 vi si svolgeva il mercato alimentare. Sul lato meridionale dove sorgono il muraglione e il tempietto di San Gerardo c'erano la cappella di San Domenico, con la vicina torre, i locali della cosiddetta neviera (dove si raccoglieva la neve), la Porta e il vicolo della Beccheria (dove avveniva la macellazione degli animali e la vendita delle carni). In occasione della festa del patrono della città, San Gerardo, nella piazza veniva innalzata la cassa armonica per le esibizioni della banda musicale.
Per quanto concerne le case palazziate spicca innanzitutto in Piazza del Sedile il Palazzo di città, sede dell'amministrazione comunale, la cui costruzione risalirebbe all'epoca angioina. Come quasi tutti gli edifici storici e le chiese di Potenza anch'esso è stato più volte restaurato e ricostruito in seguito ai molti terremoti che hanno colpito la Basilicata. Successivamente venne adibito a casa comunale. L'elemento artistico di rilievo è una facciata del 1882, con un arco a tutto sesto situato tra due grandi finestre e una grande balconata.
A destra del Palazzo del Seggio c'è Palazzo Loffredo, situato nella piazza Pignatari nei pressi del duomo e sede del Museo archeologico nazionale della Basilicata dedicato a Dinu Adameșteanu e al quale si contrappone Palazzo Pignatari, ex palazzo Ciccotti, con un antico portale visibile dalla piazza.
Lungo la via Pretoria verso sud c'è Palazzo Bonifacio, che racchiude al suo interno un piccolo chiostro; e Palazzo Castellucci, uno dei pochi palazzi importanti del centro storico proprietà di una antica famiglia della città (un Castellucci è stato sindaco di Potenza), che si affacciava sull'omonimo larghetto, punto di passaggio obbligato per le persone che si recavano al vicino mercatino di Porta di San Giovanni e abbattuto negli anni sessanta.
In piazza Beato Bonaventura sull'estremità est del centro storico della città si possono ammirare i resti del castello. Costruito probabilmente dai Longobardi intorno all'anno 1000, esso costituì la vera piazza delle varie dominazioni di Potenza. Gli ultimi proprietari, ovvero Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, donarono ai frati cappuccini l'intero edificio ad eccezione della Torre. In seguito il castello fu adibito a lazzaretto, dedicando una cappella a San Carlo: divenne così la sede dell'ospedale San Carlo per alcuni anni, almeno fino al 1935, quando l'ospedale si trasferì in una struttura più moderna, nel rione Santa Maria. Nella metà del XX secolo un decreto ne dispose l'abbattimento permettendo di salvare la torre, cilindrica, dominante la valle del Basento.
Il viadotto dell'industria o ponte Musmeci, realizzato dall'ingegnere Sergio Musmeci, mette in comunicazione la città con la tangenziale in direzione Salerno o Taranto. Concepito come vera e propria opera d'arte, fu progettato a partire dal 1967 e completato nel 1975. Il ponte, un'unica volta di trenta centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna, è secondo gli esperti la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. La plasticità della forma fa della struttura un oggetto scultoreo a scala urbana.
Sempre sul Basento c'è il ponte di San Vito, la cui data di costruzione sarebbe da porre comunque in epoca romana avanzata come evidente dai piloni, l'unico resto della struttura originaria, mentre tutta la parte superiore porta i segni di vari interventi di restauro avvenuti in età medioevale e nelle successive. Il ponte è a tre luci a pianta rettilinea e poggia su due piloni centrali fondati nell'alveo del fiume e che legati tra loro con grappe di ferro sono costituiti da grandi blocchi di notevole spessore che sopportano la spinta delle acque con speroni triangolari a monte e semicilindrici a valle. Anticamente chiamato Sant'Aronzio, il ponte San Vito era parte integrante dell'antico percorso della via Herculia, che attraversando la Lucania toccava anche la città di Potenza. La denominazione del ponte stando alla tradizione si ricollega al ricordo del martirio di Sant'Aronzio, che giunto dall'Africa con i fratelli Onorato, Fortunaziano e Sabiniano, non volendo abiurare la propria fede cristiana, subì con essi tra il 238 e il 288 d.C. l'estremo supplizio presso il fiume Basento.
Oltre a numerose epigrafi romane presenti in edifici medievali e moderni e al ponte San Vito, negli anni dieci del XXI secolo è stato rinvenuto nella zona Gallitello un complesso abitativo, ubicato presso la confluenza del torrente omonimo con il fiume Basento e che risulta essere il più importante sito mai scoperto nell'ambito urbano di Potenza. Allo stato delle indagini questo insediamento sembrerebbe svilupparsi in almeno sei ambienti rettangolari, di cui si conservano parzialmente i muri perimetrali, occupando un'area di circa trecento metri quadratiː si tratterebbe di un'antica fattoria funzionale allo sfruttamento agricolo dell'area. L'esame dei manufatti ceramici e degli altri reperti rinvenuti fa ipotizzare una datazione tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo a.C., quindi da mettere in relazione con il sistema insediativo dei lucani in un momento precedente la romanizzazione del territorio. Il complesso è ancora in corso di scavo, sotto la direzione scientifica della soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata.
La villa romana di Malvaccaro è un ulteriore sito archeologico di rilevante interesse, situato in una traversa della moderna via Parigi nel quartiere di Poggio Tre Galliː rinvenuta a metà degli anni ottanta del XX secolo, conserva cinque ambienti con mosaici, gravitanti intorno a un'aula absidata, databile a età post-costantiniana, con arte musiva di almeno III secolo d.C. Della villa si sono trovati i muri perimetrali a nord-ovest e a nord-est e altre strutture verso sud.
La città almeno fino all'inizio del XXI secolo si caratterizzava per la massiccia presenza del verde nel tessuto urbano, partendo dalla storica villa comunale di Santa Maria, la cui origine è da far risalire a un decreto del governo francese del 1810, secondo il quale ogni provincia doveva avere un orto botanico sperimentale.
Sulla collina prospiciente il pianoro del centro sorge un altro parco di rilevante interesse storico, il parco di Montereale, al centro del quale si innalza un monumento ai caduti e la cui costruzione avvenne nei primi anni del Novecento.
A metà del centro c'è la villa del Prefetto, annessa al palazzo della prefettura. Inizialmente appartenente al monastero dei padri conventuali di San Francesco nel Settecento e utilizzata per scopi puramente agricoli, la villa vera e propria venne edificata solo nell'Ottocento.


Voto alla città:7
Anno della foto:2010