Napoli (Italia)




Napoli è un comune italiano di 957 065 abitanti, capoluogo dell'omonima città metropolitana e della regione Campania.
Terzo comune in Italia per popolazione, Napoli è tra le più popolose e densamente popolate aree metropolitane dell'Unione europea. Per motivi culturali, politici, storici e sociali è stata, dall'evo antico sino all'età contemporanea, una delle città cardine dell'Occidente.
Fondata dai Cumani nell'VIII secolo a.C., fu tra le città più importanti della Magna Græcia ed esercitò una notevole influenza commerciale, culturale e religiosa sulle popolazioni italiche circostanti. Dopo il crollo dell'Impero romano, nell'VIII secolo la città formò un ducato autonomo indipendente dall'Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni, fu capitale del Regno di Napoli; con la Restaurazione divenne capitale del Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone fino all'Unità d'Italia.
Sede della Federico II, la più antica università statale d'Europa, ospita altresì l'Orientale, la più antica università di studi sinologici ed orientalistici del continente e la Nunziatella, una delle più antiche accademie militari al mondo, eletta patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo da parte dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo. Luogo d'origine della lingua napoletana, ha esercitato ed esercita un forte ruolo in numerosi campi del sapere, della cultura e dell'immaginario collettivo.
Protagonista dell'umanesimo e centro illuminista di livello europeo, è stata a lungo un punto di riferimento globale per la musica classica e l'opera attraverso la scuola musicale napoletana, dando tra l'altro origine all'opera buffa.
Città dall'imponente tradizione nel campo delle arti figurative, che affonda le proprie radici nell'età classica, ha dato luogo a movimenti architettonici e pittorici originali, quali il rinascimento napoletano e il barocco napoletano, il caravaggismo, la scuola di Posillipo ed il Liberty napoletano, nonché ad arti minori ma di rilevanza internazionale, quali la porcellana di Capodimonte ed il presepe napoletano.
È all'origine di una forma distintiva di teatro, di una canzone di fama mondiale e di una peculiare tradizione culinaria che comprende alimenti che assumono il ruolo di icone globali, come la pizza napoletana, e l'arte dei suoi pizzaioli che è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio immateriale dell'umanità.
Nel 1995 il centro storico di Napoli è stato riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità, per i suoi eccezionali monumenti, che testimoniano la successione di culture del Mediterraneo e dell'Europa. Nel 1997 l'apparato vulcanico Somma-Vesuvio è stato eletto dalla stessa agenzia internazionale (con il vicino Miglio d'Oro, in cui ricadono anche i quartieri orientali della città) tra le riserve mondiali della biosfera.
La storia di Napoli si presenta come un microcosmo di storia europea fatta di diverse civiltà che hanno lasciato tracce anche nel suo eminente patrimonio artistico e monumentale.
Napoli è in assoluto una delle città mondiali a maggior densità di risorse culturali, artistiche e monumentali, definita dalla BBC come la città italiana con troppa storia da gestire.
Gli edifici religiosi costituiscono una parte essenziale del patrimonio monumentale cittadino. La certosa di San Martino, realizzata su imponenti fondamenta gotiche che già da sole costituiscono una notevole opera architettonica, è uno dei più riusciti esempi del barocco; mentre la cattedrale è quella di Santa Maria Assunta, anche se ne esistono molte altre degne di nota: la chiesa dei Girolamini, la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola, la chiesa della Trinità Maggiore, la basilica di San Domenico Maggiore, la basilica dello Spirito Santo, la basilica di Santa Chiara con la navata in stile gotico provenzale lunga 130 metri ed alta 45, la basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore, la basilica di San Paolo Maggiore, la basilica di Santa Maria della Sanità, la chiesa di Sant'Agostino Maggiore, la basilica di San Lorenzo Maggiore.
Nei secoli Napoli ha visto sorgere centinaia di conventi, chiese e monasteri, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole.
Oggi il loro numero si aggira intorno al migliaio di unità, il che la pone tra le città con il più alto numero di edifici di culto al mondo. Se si considerano solo le chiese monumentali, il numero è particolarmente alto: esse arrivano a oltre 400 unità nel centro storico.
Nonostante i vari restauri portati a termine nell'ultimo lustro (chiesa di San Carlo alle Mortellechiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasantacomplesso dei Cinesichiesa di Santa Maria Assunta dei Pignatellichiesa di Santa Maria della Colonnachiesa di Maria Santissima di Caravaggio, chiesa delle Donne a San Martino ecc.) e nonostante quelli in corso (complesso dei Girolaminichiesa di San Pietro Martirechiesa di Sant'Agostino alla Zeccachiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovichiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvariochiesa di Santa Maria Maddalena delle Convertite Spagnole, ecc.) sono ancora molte le chiese chiuse ed in cattivo stato di conservazione, anche di notevole valore come ad esempio: la chiesa di Santa Maria delle Grazie Maggiore a Caponapoli, la chiesa della Santissima Trinità alla Cesarea, la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, il complesso di Gesù e Maria, il complesso di Santa Maria della Consolazione, la chiesa di Sant'Antonio a Tarsia, la chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, la chiesa di San Pietro in Vinculis ed altre ancora.
Innumerevoli anche le edicole sacre di Napoli, i chiostri monumentali e le aree cimiteriali, come il Cimitero di Poggioreale, uno dei più vasti d'Europa.
Per il suo clima mite e per la sua felice posizione al centro di una baia di indiscusso fascino, Napoli ed i suoi dintorni sono stati spesso scelti anche come luogo di villeggiatura. Come confermano le rovine di Posillipo, i primi a scoprirla ufficialmente sotto questa veste furono i romani. Diverse centinaia sono le ville che riguardano il periodo che va dal Rinascimentoalla Belle Époque e a tal proposito si ricordano: Villa PignatelliVilla Carafa di BelvedereVilla Doria d'AngriVilla RoseberyVilla FloridianaVilla Rocca Matilde e Villa Visocchi.
L'edilizia civile in epoca altomedievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell'incertezza politica del periodo; successivamente, con l'ascesa della città a capitale, si iniziarono ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l'intento di prender parte alla vita di corte.
Nel periodo dell'Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo, più marcata fu invece l'impronta toscana caratteristica dell'edilizia civile rinascimentale riletta in chiave locale. Furono gli anni in cui si ebbe la fioritura più cospicua di palazzi nobiliari, soprattutto grazie alle espansioni a ovest che portarono alla nascita di via Toledo.
La fioritura più cospicua di edifici si ebbe tuttavia nel periodo del barocco, tra il XVII e XVIII secolo, con l'edificazione di nuovi palazzi o con i rifacimenti delle facciate di quelli preesistenti. A questo periodo risalgono infatti le grandi residenze regie (quella di piazza del Plebiscito, quella di Capodimonte, quella di Portici e quella di Caserta, costruita a circa 15 km a nord di Napoli per motivi di sicurezza ma facente parte anch'essa del grande piano urbanistico napoletano di stampo illuminista sotto Carlo di Borbone). Ancora, sempre nel corso della metà del XVIII secolo, fu costruito il real Albergo dei Poveri, paragonabile in dimensioni alla Reggia di Caserta. Dopo l'unità d'Italia, sul finire del XIX secolo, si avviò il grande progetto del risanamento di Napoli, che prevedeva l'abbattimento di intere zone e l'edificazione di nuovi edifici, anche di notevole pregio come la galleria Umberto I.
Dopo il razionalismo italiano, periodo in cui si realizzarono importanti strutture come il nuovo palazzo delle Poste, negli anni novanta venne inaugurata un'intera cittadella di grattacieli, la prima d'Italia e dell'Europa meridionale, ossia il centro direzionale di Kenzō Tange, alla cui realizzazione parteciparono architetti di fama internazionale come Renzo Piano.
Napoli, sebbene molto meno rispetto al passato, è inoltre ricca di fontane: la fontana del Gigante, la fontana del Sebeto e la fontana del Nettuno sono importanti esempi di epoca barocca, mentre la più vasta è la fontana dell'Esedra (900 m²) di Carlo Cocchia e Luigi Piccinato che si sono ispirati alla settecentesca fontana della Reggia di Caserta.
Molto numerose invece le scale storico-monumentali della città (più di 200). Esse costituiscono un vero e proprio elemento distintivo dell'urbanistica partenopea, ve ne sono di varie forme e dimensioni disseminate su tutto il territorio del centro storico: la Pedamentina a San Martino, la scalinata del Petraio, la monumentale scalinata di Montesanto.
Sin dall'epoca greca le mura cittadine si estendevano su un tracciato quadrangolare delimitato a nord sull'odierna via Foria, a sud dal corso Umberto I, ad ovest su via San Sebastiano e ad est su via Carbonara. Queste saranno poi riprese anche in epoca romana, costituendo quindi il centro antico della città. Delle modifiche furono compiute per accogliere i profughi dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e sotto Valentiniano III.
Napoli ha visto l'avvicendarsi di diverse dinastie straniere, motivo per cui ha dovuto dotarsi di poderose fortificazioni: il Castel dell'Ovo, direttamente sul mare, costruito sulle vestigia della Villa di Licinio Lucullo, con funzione prettamente difensiva delle coste cittadine data la sua posizione pressoché centrale; il Castel Capuano, costruito nel 1153 per volere di Guglielmo I di Sicilia, con lo scopo di proteggere l'entroterra ma anche di fungere da residenza reale.
In epoca angioina le mura si estendevano per circa 4,5 km comprendendo un'area di circa 200 ettari e circa 30 000abitanti. Il fossato a nord fu denominato carbonarius publicus in quanto vi venivano bruciati i rifiuti, quello a ovest Lavinaius in cui fluivano le acque piovane prima di gettarsi in mare. Ulteriori modifiche furono effettuate nel XIII secolo da Carlo I d'Angiò in direzione della marina fino ad includere il Castel Nuovo; e nel 1484 dagli aragonesi in direzione del Carmine fino ad includere l'omonimo castello. In questa fase furono edificati altri tre castelli: il Maschio Angioino, che assunse il ruolo di residenza reale, il Castel Sant'Elmo, che aveva una funzione di controllo della città grazie alla sua favorevole posizione in altura, ed il Castello del Carmine.
Durante il vicereame spagnolo furono intrapresi nuovi lavori di murazione. Nonostante il divieto di estendersi fuori le mura, nel 1656 la città contava oltre 400 000 abitanti. Al periodo del viceregno invece, risalgono il Castello di Nisida ed il forte di Vigliena. La caserma Garibaldi infine, rappresenta l'ultima fortificazione, sorta poco prima l'unità d'Italia. Altri castelli, per lo più palazzi o monasteri fortificati, sono locati oltre le mura e nel suo circondario. Da segnalare anche i piccoli fortini daziari del muro finanziere (come quello in stile neogreco del ponte dei Granili), l'ultima cinta muraria che circondava la città ottocentesca.
Con lo sviluppo delle tecnologie belliche, le mura persero via via valore fino a scomparire del tutto.
La cinta muraria originale era intervallata da una serie di torri, dapprima erette in tufo e poi in piperno e pietra lavica, accompagnate lungo il percorso da una serie di portali dei quali sono ancora visibili testimonianze: porta Medina (1640) nell'attuale Montesanto, porta San Gennaro (1573) nell'attuale piazza Cavourporta Capuana di vetuste origini, port'Alba (1625) nell'attuale piazza Dante. Per quanto concerne le torri ne sono sopravvissute varie e si ricordano torre Ranieri e torre San Domenico.
L'attuale forma del centro antico rispecchia ancora la rielaborazione dell'antico tracciato viario, costituendo il più importante sito archeologico greco presente a Napoli ed ancora in uso da 2600 anni circa. La Napoli greca, oltre al prezioso impianto urbano, ci ha lasciato altri resti del suo passato come ad esempio mura, torri di difesa, templi (compresa la tazza di porfido proveniente del tempio di Era di Poseidonia), cunicoli ed ambienti vari del sottosuolo.
Con l'avvento della civiltà romana, la città divenne una rinomata residenza estiva dell'impero. Più numerosi sono i resti di questo periodo e possiamo trovare: resti di mercati come quello di San Lorenzo Maggiore, aree termali come quella di Santa Chiara, cryptae, mura, acquedotti, cavità e reperti di vario genere.
Il sito archeologico più vasto ed ancora in parte inesplorato, è quello del sottosuolo: esso occupa una enorme estensione in rapporto alla città di superficie (circa il 60%). Tra gli stessi ambienti del sottosuolo, è possibile inoltre vedere anche i resti del teatro romano di Neapolis in cui si esibiva Nerone. Altri frammenti dello stesso teatro invece, possono essere visti dall'esterno lungo i decumani. Come testimonianza della Napoli antica, vi sono anche le sepolture sotterranee; le più famose sono le catacombe cristiane, anche se ne esistono esempi legati al periodo greco e preellenico.
Immediatamente fuori dalla città vi è l'area archeologica dell'antica Ercolano, ritenuta dagli studiosi un suburbio dell'antica Neapolis.
Napoli, oltre a possedere un patrimonio storico, monumentale, artistico, archeologico e culturale di livello mondiale, conta anche un patrimonio naturalistico paragonabile a quello di Hong Kong e Rio de Janeiro, tanto che su tale elemento distintivo è nato il celebre detto popolare «Vedi Napoli e poi muori».
La città possiede numerosi giardini storici e parchi aperti al pubblico. Lo spazio più rilevante è senza dubbio quello del parco di Capodimonte, vasta distesa di verde di 134 ettari che circonda diversi fabbricati settecenteschi ed in particolare l'omonima reggia.
La villa Comunale di Napoli (già "villa reale") fu invece fatta realizzare da Ferdinando IV su disegno di Carlo Vanvitelli nel 1780 per dare alla nobiltà napoletana un'oasi di gran ricercatezza sull'allora lungomare, impreziosita da fontane e statue. Altri spazi verdi della città sono il Parco Vergiliano a Piedigrotta, la villa Floridiana, il real orto botanico, il parco regionale dei Campi Flegrei.
Una veduta particolarmente suggestiva è offerta dal parco Virgiliano a Posillipo, posizionato su uno punto che permette di osservare contemporaneamente tutta la baia di Napoli.
Sulla collina dei Camaldoli vi è invece il secondo spazio verde cittadino per estensione, il quale occupa tutta la zona nord occidentale fino al parco del Poggio ai Colli Aminei.
Oltre agli spazi verdi, Napoli è caratterizzata anche da aree marine protette, come cala Badessa e il parco sommerso di Gaiola, esempio raro nel Mediterraneo di parco archeologico sommerso a causa del fenomeno del bradisismo.
Posto a pochissima distanza dalla zona est, si ricorda infine il vulcano Vesuvio, uno dei simboli indiscussi della città, il cui parco è stato inserito dall'UNESCO tra le riserve mondiali della biosfera.

Voto alla città:10
Anno della foto:2018

Follònica (Italia)



Follònica è un comune italiano di 21 339 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.
Situata nel territorio delle Colline Metallifere grossetane, al centro dell'omonimo golfo, è la seconda città della provincia per numero di abitanti dopo il capoluogo.
L'area comunemente nota come "ex Ilva" è un comprensorio che racchiude gli stabilimenti ormai dismessi dell'Ilva, nucleo originario di quella città-fabbrica voluta dal granduca Leopoldo II di Lorena per il trattamento dei minerali dell'isola d'Elba. Il nucleo originario risaliva già al XVI secolo, quando gli Appiani di Piombino fanno qui costruire, accanto ad un mulino già esistente, una ferriera per fondervi il ferro delle miniere di Rio nell'Elba. Con il passaggio al Granducato di Toscana, il granduca istituì l'Imperiale e Reale Amministrazione delle Miniere di Rio e delle Fonderie del Ferro di Follonica" (IRAMFF), avviando un intenso programma di rinnovamento tecnologico degli impianti e facendo di Follonica uno dei più moderni e funzionali poli della siderurgia a livello nazionale. Nel 1850 i Lorena lasciarono la gestione delle fonderie alla Banca Bastogi, mentre nel 1867 vennero affidate alla nuova "Società Anonima Alti Forni e Fonderie di Piombino", che assunse nel 1918 la denominazione di "Ilva". L'attività siderurgica continuò fino al 21 febbraio 1960, anno in cui cessò definitivamente la produzione nello stabilimento. Oggi sono ancora presenti gli edifici risalenti agli anni gloriosi della città-fabbrica, alcuni dei quali pregevolmente restaurati.
Follònica è famosa per le sue architetture religiose, civili e militari, per i suoi vari monumenti, siti archeologici e per le sue aree naturali.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018

Porcari (Italia)



Porcari è un comune italiano di 8 884 abitanti della provincia di Lucca, in Toscana.
Porcari è famosa per le sue architetture religiose come la Chiesa di San Giusto e la Chiesa della Natività di Maria a Rughi.
Alcuni scavi archeologici hanno testimoniato che a Porcari vi fossero insediamenti già dall'Età del Bronzo, presso la zona di Fossa Nera, e un insediamento etrusco e poi romano presso il Lago di Sesto.
Fino ad oggi il primo documento che riguarda Porcari è datato 30 aprile 780, dove tre nobili longobardi (Gumberto, Ildiberto e Gumbardo) lasciarono Calci per stabilirsi a "Porchari". Nel Medioevo Porcari crebbe notevolmente in relazione all'antica Via Francigenache dirigeva verso nord-ovest, attraversanso l'intera Piana di Lucca e transitava per Castrum Porcari. Nell'itinerario di Sigerico, la città rappresentava la XXV tappa, ed era definita dall'Arcivescovo di Canterbury col nome di Forcri. Inoltre Porcari si trovava in una posizione strategica per l'attraversamento della Via Cassia e il fatto di trovarsi sulle sponde del Lago di Sesto, diventando così un'importante via di comunicazione con FirenzePisa e Lucca. Di grande importanza strategica era anche il colle di Porcari (monte San Giusto un castrum, oggi chiamato la Torretta) che sovrastava la Valle delle Sei Miglia, consentendo un importante punto di avvistamento, soprattutto in vista di eventuali attacchi nemici.
Quando i Longobardi si stabilirono a Porcari, il paese era già conosciuto con questo nome. Intorno al 1000 alcuni documenti descrivono Porcari come un borgo (in seguito incastellato) con un imponente castello e due chiese dedicate una a Sant'Angelo e una a Santa Maria, con la possibilità dell'esistenza di una terza chiesa dedicata a San Giusto nei pressi dell'attuale chiesa. Fuori dal borgo si trovavano una chiesa dedicata a San Giovanni e molte case rustiche sparse per tutta la giurisdizione di Porcari che comprendeva Badia Pozzeveri, Gragnano, San Martino, San Gennaro, Petrognano e Tofori.
Il castello, che fu distrutto per ben tre volte, nel tempo diventò un'importante roccaforte, ultimo baluardo di difesa della città di Lucca e luogo di diverse battaglie. La più importante fu quella di Altopascio (che però realmente venne combattuta su territorio porcarese) nel 1325 dove Castruccio Castracani, vicario di Lucca, vinse su Ramon de Cardona, generale della Repubblica Fiorentina, e che li valse la nomina da parte di Ludovico il Bavaro a Duca di Lucca. Venute meno le esigenze belliche, nel corso del Quattrocento, Porcari divenne un territorio marginale dello stato lucchese.
Del castello rimangono tracce storiche fino al XVII secolo. Oggi rimane solamente qualche resto di muro sul colle di Porcari. Nel 1913, Porcari ottenne l'indipendenza da Capannori e si costituì in comune autonomo.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018