Montemurlo (Italia)



Montemurlo è un comune italiano di 18 818 abitanti della provincia di Prato, distante circa 8 km ad est di Pistoia e circa 20 km a nord-ovest di Firenze.
Montemurlo è famosa per le sue architetture religiose, civili e militari in particolare per il Castello di Montemurlo.

Il comune di Montemurlo si trova a metà strada (8 km) tra Prato e Pistoia e si estende per circa 30,66 km². È posto ai margini tra l'appennino tosco-emiliano e la piana metropolitana Firenze-Prato-Pistoia.

Il punto più alto del comune è la cima del monte Le Cavallaie (976 metri). L'altitudine minima è di 43 metri, in corrispondenza della confluenza tra i fiumi Agna e Bure, che dà origine al fiume Calice, in località Oste.

È attraversato da numerosi piccoli corsi d'acqua, quali il Meldancione, lo Stregale, il Funandola, dal torrente Bagnolo e dal torrente Agna, che segna il confine con il comune di Montale, e dal corso d'acqua Ficarello, che segna invece in parte il confine con il comune di Prato.

Il territorio comunale è classificato in un'area a rischio sismico e parte di esso fu l'epicentro del terremoto della Val di Bisenzio del 26 giugno 1899, che raggiunse la magnitudo 5.09 della Scala Richter ed il VII grado della Scala Mercalli.


Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Firenzuola (Italia)



Firenzuola è un comune italiano di 4 513 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana. Si trova nel versante adriatico dell'Appennino tosco-romagnolo, ed è quindi un centro della Romagna toscana. È il comune più esteso e più settentrionale della città metropolitana di Firenze.

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di cave per l'estrazione della "Pietra Serena"; la lavorazione e la commercializzazione della "Pietra Serena" hanno rappresentato per anni il perno attorno al quale ruotava l'intera economia locale. Il settore ha registrato un forte ridimensionamento a partire dal 2008-2010 a causa della crisi economica globale. Recentemente si registrano segnali di ripresa, ma non tali da consentire il ripristino dei livelli produttivi ed occupazionali ante crisi.

La zona è altresì caratterizzata dalla presenza di numerose piccole imprese agricole, alcune attrezzate per attività agrituristica, molte delle quali dotate di certificazione "bio". Il territorio è vocato per la produzione di cereali (di un certo rilievo la produzione di farro), foraggio e patate; rilevante anche la castanicoltura (IGP Marrone del Mugello). Sono presenti allevamenti di bovini da latte e da carne.

La vocazione turistica di Firenzuola oltre che per le sue architetture religiose e civili è evidenziata dall'esistenza, nel territorio comunale, di oltre 126 km di sentieri per escursioni, lungo i quali si allineano nove punti panoramici e quattro rifugi. Sono osservabili quattro cavità naturali.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Campi Bisenzio (Italia)



Campi Bisenzio è un comune italiano di 47 251 abitanti della città metropolitana di Firenze, in Toscana.
Il comune è famoso per il Museo Antonio Manzi, che si trova all'interno delle sale di Villa Rucellai, nel centro storico di Campi Bisenzio.
Inoltre nei pressi del casello di Firenze Nord, sorge la bellissima Chiesa di San Giovanni Battista all'Autostrada (1964), opera di Giovanni Michelucci.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Serravalle (San Marino)



Serravalle è un castello della Repubblica di San Marino di 10 965 abitanti ed un'estensione di 10,53 km², il più popoloso ed esteso della Repubblica.
Al confine con l'Italia si trova dal 1993 il Ponte di Confine.
Il castello dei Malatesta simbolo di Serravalle e la Collezione Maranello Rosso con Ferrari e Abarth nella curazia di Falciano. Inoltre nello Stadio Olimpico ha sede il Museo dello sport e dell'olimpismo.

Voto alla città:7
Anno della foto:2020

Scandicci (Italia)



Scandicci è un comune italiano di 50 604 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana, conosciuto come Casellina e Torri fino al 1929. Sorge nell'area collinare a ovest di Firenze, e di tutti i comuni facenti parte dell'hinterland fiorentino è quello che presenta una maggiore continuità urbanistica col capoluogo, con il quale non esiste soluzione di continuità.
Nel territorio comunale sono presenti numerose architetture religiose. Le più antiche risalgono al primo millennio dell'era cristiana, come la pieve di San Giuliano a Settimo, la chiesa di San Martino alla Palma, l'abbazia dei Santi Salvatore e Lorenzo a Settimo o la chiesa di Santa Maria a Greve. Anche il periodo storico che va dall'XI secolo al XV secolo vide la nascita di altre pievi e chiese. Sulle colline che dominano la città nacquero infatti luoghi di culto come la pieve di Sant'Alessandro a Giogoli o la pieve di San Vincenzo a Torri mentre nella parte in pianura sorsero, ad esempio, la chiesa di San Giusto a Signano e la chiesa di San Colombano a Settimo. Pertanto si può chiaramente affermare che la gran parte delle chiese scandiccesi giunte a noi oggi ha un'origine medievale e che il periodo che va dal XV secolo al XX secolo, non ci consegna nuovi luoghi di culto, ma solamente il rimaneggiamento di quelli esistenti.

Il patrimonio religioso cittadino ebbe però un notevole sviluppo nel secondo dopoguerra, come conseguenza della crescita edilizia e demografica di Scandicci. Difatti alla nascita di interi nuovi quartieri abitativi (CasellinaVingoneLe Bagnese, nuovo centro di Scandicci) seguì la creazione di nuove parrocchie e luoghi di culto (Gesù Buon PastoreSan LucaSan Bartolomeo in Tuto).

Oltre alle chiese, la città di Scandicci offre una quantità ragguardevole di cappelle conservanti dei capolavori storici e dell'arte. Queste cappelle erano, e lo sono a tutt'oggi, collegate alle numerose ville della città. Tra le più importanti vi sono la cappella della Madonna della Rosa e la cappella di San Jacopo.

Infine dagli atti storici a noi pervenuti, si segnala che in passato a Scandicci vi erano altre chiese ad oggi scomparse o sconsacrate.

Nel comune di Scandicci sono presenti numerose ville. Tale presenza testimonia il desiderio degli artigiani e dei borghesi di un tempo di avere una residenza, oltre che comoda e fuori mano, anche espressione della cultura artistica della Firenze di cui Scandicci era satellite. In queste ville non è difficile trovare infatti la mano degli stessi artisti chiamati a costruire opere più importanti nella vicina Firenze. Le maestranze e gli artisti erano, in questo modo, valorizzati e i migliori potevano emergere, dando lustro e fama alla scuola fiorentina. Dopo il restauro, le stesse ville, costruite in zone panoramiche ma poco accessibili, richiedevano l'apertura di strade per essere raggiunte in modo più diretto.

Tale apertura di strade innescava un circolo virtuoso in quanto la villa poteva essere più facilmente raggiunta da vicini che, notando i lavori effettuati, imitavano, nelle loro proprietà, quanto fatto. Dopo Villa I CollazziVilla I Lami posta in Via di San Niccolò è senz'altro uno degli esempi di dimore cinquecentesche più interessanti. Villa I Sassoli a San Vincenzo a Torri è famosa per i dipinti ottocenteschi ottimamente conservati ed ancora presenti in tutte le sale e le camere della villa.

Villa Poccianti, rimaneggiata nel XVII secolo dalla famiglia Tani, abbellita e ampliata nei secoli XVIII e XIX dai Medici-Tornaquinci e poi dai Poccianti, fu dal 1868 a tutto il 1870 sede della Giunta del Comune di Casellina e Torri.

Villa Castel Pulci, già ex manicomio, c'è l'unica sede operativa nazionale, dal 2012, della Scuola Superiore della Magistratura, che cura l'aggiornamento professionale e la formazione di tutti i magistrati ordinari e onorari italiani.

All'intero de La Roveta ha operato - sfruttando una sorgente presente - dalla fine dell'Ottocento fino a metà degli anni settanta, la azienda "Sorgente Roveta". A causa della chiusura improvvisa (la ditta chiuse per il ferragosto del 1975 e non riaprì più) la struttura industriale, abbandonata da allora e con all'interno ancora i macchinari, rimase a lungo con all'interno parte delle bottiglie, delle etichette, e dei concentrati da aggiungere all'acqua per la miscelazione delle bibite.


Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Terni (Italia)



Terni è un comune italiano di 110 432 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Umbria.

L'area della conca ternana risulta interessata da insediamenti stabili già in età protostorica, come è testimoniato dalla necropoli delle Acciaierie, utilizzata a partire dall'ultima fase dell'Età del Bronzo finale (X sec. a.C.) fino a tutta la fase iniziale della prima Età del Ferro (IX secolo/inizi VIII sec. a.C.) da una comunità cospicua, riconducibile alla facies protostorica detta Cultura di Terni.

L'abitato pertinente alla necropoli era posto nella fascia collinare e pedemontana a nord dell'attuale città, probabilmente nella zona della Civitella, mentre solo in età più tarda (VII sec. a.C.) si avrà la nascita di un vero e proprio centro protourbano nell'area posta alla confluenza tra fiume Nera e torrente Serra. I dati archeologici sembrano confermare, quindi, la tradizionale data di fondazione della città, collocata al 672 a.C. in base ad un'iscrizione del 32 d.C. (Corpus Inscriptionum Latinarum XI, 4170) . Le genti preromane che abitavano tali insediamenti nelle fonti latine sono chiamate Nahartes (da cui il nome della città, Interamna Nahartium, ossia dei Naharti), etnonimo che accomuna tutte le popolazioni umbre che vivevano lungo il corso del fiume Nahar (il Nera) in fondo alla valle.

Città ad elevato tasso di sviluppo industriale sin dal medioevo, quando era un ricco e combattivo libero Comune con decine e decine di mulini ad acqua, nel XIX secolo vide crescere la sua potenzialità industriale nella seconda rivoluzione industriale, tanto da essere soprannominata "La Città d'Acciaio" e la "Manchester italiana". Ospita le famose Acciaierie fondate dal 1884 e dal 1875 con un'importante Fabbrica d'Armi, tuttora attiva, oltre ad impianti idroelettrici ed opifici specializzati nei settori tessile e chimico. Prima città industriale in Italia dopo quelle del famoso Triangolo, ha subìto pesantissimi bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale da parte degli Alleati.

Nel XXI secolo, Terni conserva soprattutto una struttura moderna, sorta soprattutto con le ricostruzioni post-belliche. Nonostante ciò sono ancora rintracciabili nella città rinvenimenti archeologici dell'età del ferro, monumenti romani, medievali e barocchi. Alle zone urbane moderne, infatti, si alternano paesaggi verdi (in primis la cascata delle Marmore e la campagna ternana), e nonostante la II grande guerra, numerose sono ancora le testimonianze di resti romani, medievali, rinascimentali e barocchi.

Terni è famosa per essere una città medievale e per i suoi resti archeologici, inoltre il in tutto il comune si possono trovare: architetture religiose, palazzi cittadini (storici), vie e piazze storiche, monumenti di archeologia industriale, musei e luoghi naturali.


Voto alla città:7
Anno della foto:2018

Pietracamela (Italia)




Pietracamela è un comune italiano di 245 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Dal 2007 fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia.
Oltre al borgo medioevale, il comune offre possibilità notevoli di escursionismoalpinismoscialpinismo e arrampicata sulle cime maggiori del Gran Sasso (Corno GrandeCorno PiccoloPizzo d'Intermesoli) in tutte le stagioni. Pietracamela è inoltre punto di arrivo/partenza della traversata che giunge/arriva da Campo Imperatore passando da Campo Pericoli e la Val Maone. La località di Prati di Tivo è inoltre il più importante polo sciistico della provincia di teramo. Appartiene al territorio del comune anche il Rifugio Carlo Franchetti, il più alto del Gran Sasso. Il comune può dunque essere considerato a tutti gli effetti un centro climatico estivo ed invernale.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018

Fano Adriano (Italia)



Fano Adriano è un comune italiano di 270 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.
Sito alle falde settentrionali del massiccio del Gran Sasso d'Italia, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, fa parte della Comunità montana Gran Sasso, ed è raggiungibile in pochi minuti d'auto dalla Strada maestra del Parco.
D'estate molti turisti soggiornano a Fano Adriano per godere del suo clima fresco e salubre. Nella vicina località Prato Selva, dal 29 luglio 2006, ogni sabato e domenica, si può risalire la mountain bike per mezzo della seggiovia e poi scendere a bordo della bici lungo i sentieri del bike park. Questa è stata la prima seggiovia del centro Italia con cui risalire la bici.
D'inverno è possibile sciare a Prato Selva sita ai piedi di Monte Corvo. La base degli impianti di risalita è a 1400 m di quota. Sono in funzione due seggiovie, una delle quali sale fino ai 1800 m di Colle Abetone. Le piste sono comode, con declivi dolci e variati, assolate dall'alba al tramonto e con buon innevamento.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Crognaleto (Italia)



Crognaleto è un comune italiano sparso di 1169 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Il nome deriva dal termine dialettale crognale (corniolo). Il centro omonimo è sito a 1105 m di quota, ma la sede municipale si trova nella frazione di Nerito.
Il territorio comunale, sito sulle pendici orientali dei Monti della Laga, caratterizzato da folti boschi di faggio e querce, si estende sui due versanti della Valle del Vomano. Faceva parte della Comunità Montana Gran Sasso, oggi soppressa, e ricade all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Transita qui un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Montorio Al Vomano (Italia)



Montorio al Vomano è un comune italiano di 7 861 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Gran Sasso.
Il nome Montorio deriva da Mons Aureus, monte d'oro, come dimostra la presenza di stemmi nel centro storico della cittadina, risalente al XIV e XV secolo. In realtà già dagli anni 940 e 948, con la Cartula de Terra Montoriana contenuta nel Cartulario della Chiesa teramana, risulta una prima trasformazione del termine Mons Aureus in Montorio, sebbene la cittadina mantenesse l'antico nome per almeno un altro secolo.
Montorio sarebbe storta sulle rovine o nei pressi dell'antica località pretuziana di Beregra o Beretra (Bέρεγρα ή Bέρετρα), e anche se alcuni storici hanno voluto identificare questa antica città nell'odierna Civitella del TrontoFelice Barnabei nel suo saggio archeologico sul tratto montano della via Salaria che scorreva lungo il Vomano, sembrerebbe avvalorare tale ipotesi, sia in base alla descrizione del geografo greco Tolomeo, che indicava come Beretra fosse la prima città del Pretuzio per chi giungesse dalla regione dei Marsi cioè da Amiterno, sia sulla base di alcuni brevi saggi archeologici effettuati poco distante ad est di Montorio in un campo dei Sig.ri Patrizi, dove furono ritrovati ampi tratti di mura e pavimenti marmorei e a mosaico, con notevoli quantità di legno bruciato facendo pensare che un incendio ne fosse stata la causa della distruzione.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Basciano (Italia)



Basciano è un comune italiano di 2 379 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Un tempo parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba, il suo comprensorio è ricadente nell'Unione dei Comuni Colline del Medio Vomano.
Un tempo il borgo del paese era cinto, su tutti i lati, da una fortificazione muraria, purtroppo oggi non ne rimane alcuna traccia, fatta eccezione per la cosiddetta Torre dell'Orologio (o Torre di S. Giorgio), peraltro fortemente rimaneggiata, che contiene la porta urbana di accesso, Porta Penta, insieme alla quale funge da raccordo tra il borgo e l'attuale piazza Vittorio Emanuele. La porta è stata costruita nel medioevo e rimodellata nel Seicento, occupa quasi tutta la larghezza della facciata della torre ed è costituita da un arco a tutto sesto e si presenta strombata; la torre campanaria che sorge al di sopra di essa è eseguita nello stile caratteristico del XVIII secolo: larghe parastre angolari sorreggono delle cornici, sulla parte superiore riquadrata è immesso il pubblico orologio e al di sopra di una copertura a tetto si trova un campaniletto a vela con volute baroccheggianti. Sulla torre si leggono i versi: "PROTEGE TU MICHEAL BASCIANI MOENIA PELLE DAEMONIS INSIDIAS NOXIA CUNCTA FUGA" Tradotto "TU MICHELE PROTEGGI LE MURA DI BASCIANO ALLONTANA LE INSIDIE DEL DEMONIO FUGA TUTTI I MALI". Al di sopra si nota un rettangolo ricoperto di calce: la tradizione orale ricorda qui dipinta l'immagine di San Giorgio o San Michele con il Drago.
Nella sommità del borgo storico di Basciano è situato il castello, in possesso della famiglia Avellone tra il XVII e XVIII secolo (in precedenza appartenuto alla famiglia De Scorciatis), fino a quando, per un problema di ereditarietà, fu donato assieme al titolo di Barone a Nicola Barra - Caracciolo. Ad oggi delle strutture originarie rimangono solo alcuni resti del torrione e i contrafforti, nella parte posteriore dell'edificio.
Il Vicus di San Rustico di Basciano - Sito archeologico riportato alla luce che testimonia la presenza umana fin dall'età del bronzo e del ferro ed oggetto di scavi archeologici dalla fine del XIX secolo.
Il Comune di Basciano, posto in una posizione strategica tra il mare e la montagna, offre un panorama a 360° su buona parte del territorio teramano. Il borgo gode di una delle più belle terrazze naturali dove ammirare la maestosità della catena montuosa del Gran Sasso e Monti della Laga, fino ai Monti Gemelli, i quali rappresentano il confine naturale con le Marche.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Teramo (Italia)



Teramo è un comune italiano di 53 920 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Abruzzo. La città ha origini molto antiche, riconducibili ai Piceni e ai Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C., prima del dominio romano, l'area di Aprutium, da cui il termine "Abruzzo".
Successivamente nel primo Medioevo, dal tardo XIII secolo sotto gli Angioini al XV secolo sotto gli Aragonesi, Teramo fu capitale di un distretto autonomo, rappresentato da famiglie locali quali i Melatino, in rivalità con il ducato di Atri, decadendo poi a capoluogo del distretto dell'Abruzzo Ulteriore, giustizierato fondato nel 1233 da Federico II di Svevia. Tra il Settecento e l'Ottocento, Teramo fu un notevole centro culturale, con personalità come Melchiorre Delfico e Francesco Savini.
La città conserva un notevole patrimonio artistico, a partire dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta[4] (XII secolo), che troneggia nella piazza Orsini, ricavata dallo smantellamento dell'anfiteatro romano e dal teatro del I secolo, testimonianze di una viva economia dell'antica Urbs Interamnia. Oltre ai due monumenti romani, sono state rinvenute varie domus e resti repubblicani ed imperiali.
Di recente, malgrado pesanti modifiche urbanistiche risalenti agli anni '60, sono state rinvenute talune opere del passato romano nel Largo Sant'Anna, assieme al recupero della storica Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis (oggi Sant'Anna dei Pompetti).
Opera artistica di maggiore pregio della città è il Duomo, la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, avente rango di basilica minore.
La sua costruzione, iniziata nel 1158, è in stile romanico e, nella parte superiore, assume uno stile gotico, essendo stata realizzata sotto l'episcopato di Niccolò degli Arcioni. Al suo interno si trovano il prezioso paliotto d'argento di Nicola da Guardiagrele e il polittico dell'artista veneziano Jacobello del Fiore.
Chiesa cattedrale sede della diocesi e del vescovo aprutino, che godendo del titolo di principe di Teramo, oltre che di conte di Bisegno e barone di Rocca Santa Maria, ebbe almeno sin dai tempi del vescovo Guido II, il rarissimo privilegio di celebrare la Messa armata.
Dopo gli ultimi lavori di scavo e restauro è stata riportata alla luce, dopo circa 300 anni di oblio, la cripta di San Berardo che, dal settembre 2007 è visibile al pubblico.
La cattedrale fu restaurata nel XIV secolo, e ampliata nel 1739 con una nuova cappella barocca, e interventi negli interni e nella facciata, smantellati nei restauri del Novecento per riportare la struttura all'antico stile romanico-medioevale. Il portale cosmatesco è formato da Diodato Romano (1332), con pregevoli sculture, come quella dell'Arcangelo Gabriele e l'Annunziata di Nicola da Guardiagrele. Sopra di esso ci sono gli stemmi a scudo di colore rosso della città di Teramo, Atri e del vescovo Nicolò degli Arcioni.
Sulla destra si erge l'imponente campanile di 48 metri, iniziato nel XII secolo e completato nel 1493 da Antonio da Lodi.Fino agli anni '60 esso era collegato da un loggiato curiale al palazzo vescovile, ossia l'arco di Monsignore", demolito durante la giunta comunale Gambacorta. Il campanile è dotato di archi rinascimentali, un orologio civico novecentesco, e da pregevoli merlature presso la sommità dell'ultimo livello, dove si innalza il tiburio ottagonale che regge la cuspide.
L'interno della cattedrale è a tre navate ed è diviso in tre stili: il romanico duecentesco, quello gotico trecentesco e quello del cappellone della Sagrestia Nuova (1594-1632) con le tele settecentesche di Sebastiano Majewski. Le fasi di costruzione sono ben visibili dal diverso allineamento delle stesse facciate opposte del Duomo, che non sono in perfetta corrispondenza l'una dell'altra. La scansione a tre navate è data da pilastri gotici, che contengono presso il presbiterio l'arco trionfale con lo stemma civico sorretto da angeli, e il soffitto a capriate lignee. Presso l'altare si trova un prezioso paliotto, opera di Nicola di Guardiagrele (1433-1448), con 35 formelle decorate a sbalzo che ripercorrono scene di vita di Gesù.
Appena fuori le mura (altezza di Porta Reale, nel Largo Madre Teresa di Calcutta) sorge l'antico santuario dedicato alla Madonna delle Grazie. Fu costruita nel 1153 prendendo origine dalla chiesa di un monastero di benedettine intitolato a Sant'Angelo delle Donne. Nel 1448 la costruzione iniziale fu ampliata per accogliere i frati minori di San Giacomo della Marca. Agli inizi del Novecento la chiesa è stata restaurata e modificata nella facciata. Nell'interno vi sono affreschi di Cesare Mariani, che si raffigurò grande vecchio con barba nell'affresco del Presepio. Sull'altare maggiore vi è la Madonna col Bambino, in legno policromo, opera di Silvestro dell'Aquila.
Nel centro storico, è visitabile la chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, un tempo chiamata chiesa di San Getulio. È l'unico edificio altomedioevale di Teramo, residuo dell'antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, che in parte era costruita su fondamenta di epoca romana e che fu bruciata nel 1156 dai normanni, insieme all'intera città.
La chiesa sarebbe stata costruita sopra una domus romana (accanto all'area archeologica dell'omonima piazza, dove si trova una villa del I secolo), che costituiva il nartece d'ingresso dell'antica cattedrale. A sua conferma c'è nel sottarco dell'ingresso mediano un affresco del XII secolo che raffigura due angeli nell'atto di reggere un clipeo contenente la mano benedicente di Dio. Della parte più antica rimane un vano articolato a tre campate, di cui quello centrale coperto con volta a laterizi rafforzata da costoloni che poggiano su pilastri di semicolonne. Sul vano è presente un triforio con coppia di colonne romane e capitelli corinzi.
Sulla parete di fondo c'è un affresco quattrocentesco che raffigura la Madonna allattante con Sant'Apollonia e Santa Lucia di Giacomo di Campli.
Numerose altre sono poi le chiese presenti nell'antico centro storico di Teramo: tra le altre, la Chiesa di Sant'Agostino collegata alla storia di uno dei monasteri più antiche della città; la chiesa di Sant'Antonio (XIII secolo) sita in largo Melatini, di fronte ai Portici Savini e alla medievale Casa dei Melatinola chiesa e convento di San Domenico (XIII secolo) in corso Porta Romana; la chiesa del Santo Spirito (XIV secolo) che si affaccia su largo Proconsole proprio al fianco dell'antica statua romana di Sor Paolo Proconsole (I secolo a.C.) e, "immersa" tra gli edifici di Corso Cerulli (dai teramani comunemente chiamato "Corso vecchio"), la piccola chiesetta di Santa Caterina (IX secolo).
Piazza Martiri è il centro della vita cittadina ed inizialmente denominata piazza Vittorio Emanuele II, è sede, nel corso dell'anno, di numerose manifestazioni. Vi si affacciano edifici storici e monumentali quali il duomo, il palazzo Vescovile, il Seminario, il palazzo dell'ex Banco di Napoli e il palazzo Costantini con i sottostanti portici (detti Portici di Fumo). Durante l'occupazione Francese del '700, fu il luogo in cui venne piantato l'albero della Libertà.
Nell'alveo di ciascuno dei due fiumi che cingono il centro storico della città, è stato creato un parco fluviale con un percorso ciclopedonale: quello del Parco del Tordino è lungo oltre 4 km e quello lungo il Parco del Vezzola è di circa 2,5 km. I due parchi sono collegati tra loro a formare un anello; a valle il collegamento è assicurato da un ponte di legno a doppio arco, a monte il percorso attraversa (superando un dislivello di diverse decine di metri) il bosco nel quartiere del Castello.
Nel 2010 è stato prolungato e completato il collegamento ad anello tra i due parchi della lunghezza complessiva di circa 10 km, con un percorso nel bosco del quartiere del Castello, attraverso anche i quartieri Fonte Baiano e Piano Solare.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018