Basciano (Italia)



Basciano è un comune italiano di 2 379 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. Un tempo parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba, il suo comprensorio è ricadente nell'Unione dei Comuni Colline del Medio Vomano.
Un tempo il borgo del paese era cinto, su tutti i lati, da una fortificazione muraria, purtroppo oggi non ne rimane alcuna traccia, fatta eccezione per la cosiddetta Torre dell'Orologio (o Torre di S. Giorgio), peraltro fortemente rimaneggiata, che contiene la porta urbana di accesso, Porta Penta, insieme alla quale funge da raccordo tra il borgo e l'attuale piazza Vittorio Emanuele. La porta è stata costruita nel medioevo e rimodellata nel Seicento, occupa quasi tutta la larghezza della facciata della torre ed è costituita da un arco a tutto sesto e si presenta strombata; la torre campanaria che sorge al di sopra di essa è eseguita nello stile caratteristico del XVIII secolo: larghe parastre angolari sorreggono delle cornici, sulla parte superiore riquadrata è immesso il pubblico orologio e al di sopra di una copertura a tetto si trova un campaniletto a vela con volute baroccheggianti. Sulla torre si leggono i versi: "PROTEGE TU MICHEAL BASCIANI MOENIA PELLE DAEMONIS INSIDIAS NOXIA CUNCTA FUGA" Tradotto "TU MICHELE PROTEGGI LE MURA DI BASCIANO ALLONTANA LE INSIDIE DEL DEMONIO FUGA TUTTI I MALI". Al di sopra si nota un rettangolo ricoperto di calce: la tradizione orale ricorda qui dipinta l'immagine di San Giorgio o San Michele con il Drago.
Nella sommità del borgo storico di Basciano è situato il castello, in possesso della famiglia Avellone tra il XVII e XVIII secolo (in precedenza appartenuto alla famiglia De Scorciatis), fino a quando, per un problema di ereditarietà, fu donato assieme al titolo di Barone a Nicola Barra - Caracciolo. Ad oggi delle strutture originarie rimangono solo alcuni resti del torrione e i contrafforti, nella parte posteriore dell'edificio.
Il Vicus di San Rustico di Basciano - Sito archeologico riportato alla luce che testimonia la presenza umana fin dall'età del bronzo e del ferro ed oggetto di scavi archeologici dalla fine del XIX secolo.
Il Comune di Basciano, posto in una posizione strategica tra il mare e la montagna, offre un panorama a 360° su buona parte del territorio teramano. Il borgo gode di una delle più belle terrazze naturali dove ammirare la maestosità della catena montuosa del Gran Sasso e Monti della Laga, fino ai Monti Gemelli, i quali rappresentano il confine naturale con le Marche.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Teramo (Italia)



Teramo è un comune italiano di 53 920 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Abruzzo. La città ha origini molto antiche, riconducibili ai Piceni e ai Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C., prima del dominio romano, l'area di Aprutium, da cui il termine "Abruzzo".
Successivamente nel primo Medioevo, dal tardo XIII secolo sotto gli Angioini al XV secolo sotto gli Aragonesi, Teramo fu capitale di un distretto autonomo, rappresentato da famiglie locali quali i Melatino, in rivalità con il ducato di Atri, decadendo poi a capoluogo del distretto dell'Abruzzo Ulteriore, giustizierato fondato nel 1233 da Federico II di Svevia. Tra il Settecento e l'Ottocento, Teramo fu un notevole centro culturale, con personalità come Melchiorre Delfico e Francesco Savini.
La città conserva un notevole patrimonio artistico, a partire dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta[4] (XII secolo), che troneggia nella piazza Orsini, ricavata dallo smantellamento dell'anfiteatro romano e dal teatro del I secolo, testimonianze di una viva economia dell'antica Urbs Interamnia. Oltre ai due monumenti romani, sono state rinvenute varie domus e resti repubblicani ed imperiali.
Di recente, malgrado pesanti modifiche urbanistiche risalenti agli anni '60, sono state rinvenute talune opere del passato romano nel Largo Sant'Anna, assieme al recupero della storica Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis (oggi Sant'Anna dei Pompetti).
Opera artistica di maggiore pregio della città è il Duomo, la basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, avente rango di basilica minore.
La sua costruzione, iniziata nel 1158, è in stile romanico e, nella parte superiore, assume uno stile gotico, essendo stata realizzata sotto l'episcopato di Niccolò degli Arcioni. Al suo interno si trovano il prezioso paliotto d'argento di Nicola da Guardiagrele e il polittico dell'artista veneziano Jacobello del Fiore.
Chiesa cattedrale sede della diocesi e del vescovo aprutino, che godendo del titolo di principe di Teramo, oltre che di conte di Bisegno e barone di Rocca Santa Maria, ebbe almeno sin dai tempi del vescovo Guido II, il rarissimo privilegio di celebrare la Messa armata.
Dopo gli ultimi lavori di scavo e restauro è stata riportata alla luce, dopo circa 300 anni di oblio, la cripta di San Berardo che, dal settembre 2007 è visibile al pubblico.
La cattedrale fu restaurata nel XIV secolo, e ampliata nel 1739 con una nuova cappella barocca, e interventi negli interni e nella facciata, smantellati nei restauri del Novecento per riportare la struttura all'antico stile romanico-medioevale. Il portale cosmatesco è formato da Diodato Romano (1332), con pregevoli sculture, come quella dell'Arcangelo Gabriele e l'Annunziata di Nicola da Guardiagrele. Sopra di esso ci sono gli stemmi a scudo di colore rosso della città di Teramo, Atri e del vescovo Nicolò degli Arcioni.
Sulla destra si erge l'imponente campanile di 48 metri, iniziato nel XII secolo e completato nel 1493 da Antonio da Lodi.Fino agli anni '60 esso era collegato da un loggiato curiale al palazzo vescovile, ossia l'arco di Monsignore", demolito durante la giunta comunale Gambacorta. Il campanile è dotato di archi rinascimentali, un orologio civico novecentesco, e da pregevoli merlature presso la sommità dell'ultimo livello, dove si innalza il tiburio ottagonale che regge la cuspide.
L'interno della cattedrale è a tre navate ed è diviso in tre stili: il romanico duecentesco, quello gotico trecentesco e quello del cappellone della Sagrestia Nuova (1594-1632) con le tele settecentesche di Sebastiano Majewski. Le fasi di costruzione sono ben visibili dal diverso allineamento delle stesse facciate opposte del Duomo, che non sono in perfetta corrispondenza l'una dell'altra. La scansione a tre navate è data da pilastri gotici, che contengono presso il presbiterio l'arco trionfale con lo stemma civico sorretto da angeli, e il soffitto a capriate lignee. Presso l'altare si trova un prezioso paliotto, opera di Nicola di Guardiagrele (1433-1448), con 35 formelle decorate a sbalzo che ripercorrono scene di vita di Gesù.
Appena fuori le mura (altezza di Porta Reale, nel Largo Madre Teresa di Calcutta) sorge l'antico santuario dedicato alla Madonna delle Grazie. Fu costruita nel 1153 prendendo origine dalla chiesa di un monastero di benedettine intitolato a Sant'Angelo delle Donne. Nel 1448 la costruzione iniziale fu ampliata per accogliere i frati minori di San Giacomo della Marca. Agli inizi del Novecento la chiesa è stata restaurata e modificata nella facciata. Nell'interno vi sono affreschi di Cesare Mariani, che si raffigurò grande vecchio con barba nell'affresco del Presepio. Sull'altare maggiore vi è la Madonna col Bambino, in legno policromo, opera di Silvestro dell'Aquila.
Nel centro storico, è visitabile la chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, un tempo chiamata chiesa di San Getulio. È l'unico edificio altomedioevale di Teramo, residuo dell'antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, che in parte era costruita su fondamenta di epoca romana e che fu bruciata nel 1156 dai normanni, insieme all'intera città.
La chiesa sarebbe stata costruita sopra una domus romana (accanto all'area archeologica dell'omonima piazza, dove si trova una villa del I secolo), che costituiva il nartece d'ingresso dell'antica cattedrale. A sua conferma c'è nel sottarco dell'ingresso mediano un affresco del XII secolo che raffigura due angeli nell'atto di reggere un clipeo contenente la mano benedicente di Dio. Della parte più antica rimane un vano articolato a tre campate, di cui quello centrale coperto con volta a laterizi rafforzata da costoloni che poggiano su pilastri di semicolonne. Sul vano è presente un triforio con coppia di colonne romane e capitelli corinzi.
Sulla parete di fondo c'è un affresco quattrocentesco che raffigura la Madonna allattante con Sant'Apollonia e Santa Lucia di Giacomo di Campli.
Numerose altre sono poi le chiese presenti nell'antico centro storico di Teramo: tra le altre, la Chiesa di Sant'Agostino collegata alla storia di uno dei monasteri più antiche della città; la chiesa di Sant'Antonio (XIII secolo) sita in largo Melatini, di fronte ai Portici Savini e alla medievale Casa dei Melatinola chiesa e convento di San Domenico (XIII secolo) in corso Porta Romana; la chiesa del Santo Spirito (XIV secolo) che si affaccia su largo Proconsole proprio al fianco dell'antica statua romana di Sor Paolo Proconsole (I secolo a.C.) e, "immersa" tra gli edifici di Corso Cerulli (dai teramani comunemente chiamato "Corso vecchio"), la piccola chiesetta di Santa Caterina (IX secolo).
Piazza Martiri è il centro della vita cittadina ed inizialmente denominata piazza Vittorio Emanuele II, è sede, nel corso dell'anno, di numerose manifestazioni. Vi si affacciano edifici storici e monumentali quali il duomo, il palazzo Vescovile, il Seminario, il palazzo dell'ex Banco di Napoli e il palazzo Costantini con i sottostanti portici (detti Portici di Fumo). Durante l'occupazione Francese del '700, fu il luogo in cui venne piantato l'albero della Libertà.
Nell'alveo di ciascuno dei due fiumi che cingono il centro storico della città, è stato creato un parco fluviale con un percorso ciclopedonale: quello del Parco del Tordino è lungo oltre 4 km e quello lungo il Parco del Vezzola è di circa 2,5 km. I due parchi sono collegati tra loro a formare un anello; a valle il collegamento è assicurato da un ponte di legno a doppio arco, a monte il percorso attraversa (superando un dislivello di diverse decine di metri) il bosco nel quartiere del Castello.
Nel 2010 è stato prolungato e completato il collegamento ad anello tra i due parchi della lunghezza complessiva di circa 10 km, con un percorso nel bosco del quartiere del Castello, attraverso anche i quartieri Fonte Baiano e Piano Solare.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018

Castellalto (Italia)



Castellalto è un comune italiano di 7 577 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo.
Il comune fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba. Il capoluogo è sito sulla cima di un colle, in posizione panoramica, lungo il crinale tra le vallate del Tordino e la Valle del Vomano.
La principale chiesa di Castellalto, fu eretta alla fine del XVI secolo sopra una preesistente, e restaurata nel XVIII secolo in stile barocco; l'ultimo restauro è del 2010, dopo il sisma dell'Aquila del 2009, riconsacrata nel 2011. Vi si entra lateralmente attraverso un portale di pietra del 1584 e sormontato da timpano classico; il portale ha arco a tutto sesto entro una cornice rettangolare in cui è incisa la data di ultimazione con il. motto "hec pateat mundo porta, sed alta nobis". L'interno è a navata unica, ricco di stucchi e di arredi lignei del 1780. Nella cantoria sulla parete dell'altare si trova l'organo a canne.
Sino da Medioevo al XVII secolo il feudo rivestì importanza strategica nel controllo del Vomano; il sistema difensivo è ancora oggi molto ben conservato, si conserva un torrione nella parte alta, accanto l'ex castello, da cui parte la cinta muraria a forma di goccia, adagiata sul declivio del colle con andamento nord sud; nella cinta rimane questo torrione a scarpata possente, e due porte di accesso.

Voto alla città:6
Anno della foto:2018

Giulianova (Italia)



Giulianova è un comune italiano di 23 791 abitanti della provincia di Teramo in Abruzzo. È l'undicesimo comune della regione per popolazione e terzo (secondo come città) della provincia di appartenenza. Città storica, possiede una forte vocazione commerciale e turistica, e si colloca fra le più frequentate stazioni balneari del Medio Adriatico, dal 2000 si è spesso fregiata dalla Bandiera Blu.
Il Duomo di San Flaviano è un Monumento nazionale dal 1902. Originariamente, sino al '600, intitolata a Santa Maria in Piazza (o Santa Maria in Platea), ma popolarmente chiamata "La Rotonda" ancora nella prima metà del Novecento, la costruzione rinascimentale è dedicata al Santo Patriarca di Costantinopoli, le cui spoglie raggiunsero fortunosamente le coste giuliesi poco prima del 450. Edificato negli anni settanta del XV secolo il Duomo è stilisticamente influenzatato dall'architettura toscana e umbra del tempo. La tipologia militaresca ravvisabile nella straordinaria ampiezza delle mura (2 metri circa), nelle lesene di rinforzo agli angoli, nei beccatelli e nelle caditoie (effettivamente funzionanti) che ornano i lati, pone l'edificio per imponenza come il primo esempio nell'Abruzzo adriatico, dunque vero e proprio esperimento progettuale.
Il cammino di ronda è, inoltre, percorribile, configurando la costruzione come un vero e proprio torrione difensivo aggiunto. Ha forma ottagonale, come solito nella simbologia di riferimento ai santuari mariani, ed era in principio isolato dal resto delle abitazioni (che dal XVI/XVII secolo vi si collegano nel lato meridionale), ancora a conferma del tentativo di rispettare i canoni di una costruzione ideale. A sormontarla, una cupola poggiante su un tamburo, dall'intradosso emisferico ed estradosso slanciato a congiungersi alla lanterna ottagonale. La calotta è rivestita di embrici semicircolari in cotto (un tempo in Maiolica azzurra con effetto rifrangente, che la rendeva un voluto punto di riferimento visibile dal mare a notevole distanza).
L'interno, praticamente spoglio dopo i restauri del 1926 e del 1948 (questi ultimi ad opera di Arnaldo Foschini) volti al ripristino della spazialità quattrocentesca, erano stati decorati, in età tardorinascimentale e barocca con affreschi e ornamenti (come paraste e decorazioni a conchiglia). Altre opere ora non più presenti sono una croce processionale di Nicola da Guardiagrele e il reliquario in argento con i resti del Santo, rimpiazzate nella seconda metà del Novecento da pregevoli dipinti e sculture di artisti contemporanei (fra cui spiccano i nomi del giuliese Venanzo Crocetti, di Renato Coccia e di Aligi Sassu). Posta al di sotto della collegiata, una cripta, dalla impegnativa copertura voltata ad ombrello, contiene i resti del patrono e di alcune personalità giuliesi.
La notevole mole di reperti rinvenuti nell'Ottocento nel territorio di Giulianova, è andata in ampia parte perduta e dei ritrovamenti non restano soltanto che documenti e saggi. Tuttavia sopravvivono alcune testimonianze emerse nella zona della antica Castrum Novum nei pressi dell'incrocio fra la SS 16 e la strada statale SS 80.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018

Faenza (Italia)




Faenza è un comune italiano di 58 787 abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna. La città è storicamente nota per la produzione di ceramica, in particolare la maiolica. Il centro storico è caratterizzato da architetture rinascimentali e neoclassiche.
Posta sulla via Emilia tra Imola e Forlì, poco a ovest del centro della Romagna, si trova ai piedi dei primi rilievi dell'Appennino faentino ed è sede vescovile della diocesi di Faenza-Modigliana.
I maggiori monumenti della città sono raccolti nelle due piazze contigue cittadine, sistemate a partire dal 1313: piazza del Popolo e piazza della Libertà. La prima accoglie gli edifici medioevali del palazzo del Podestà e di palazzo Manfredi (oggi sede del municipio), mentre nella seconda sorge la cattedrale, di fronte ad essa il loggiato del portico degli Orefici, e a lato la monumentale Fontana Maggiore disegnata da Domenico Castelli nel 1619-21, con sculture in bronzo di Tarquinio Jacometti realizzate nel 1619-20.
All'ingresso della Piazza del Popolo sorge la Torre dell'Orologio, fedele ricostruzione post-bellica della torre seicentesca posta nell'incrocio tra il cardo e il decumano della Faventia romana.
Il Voltone della Molinella conduce dalla piazza principale, piazza del Popolo, al teatro comunale Masini. La volta ad ombrello fu decorata a grottesche da Marco Marchetti nel 1566.
Il teatro Masini, in piazza Nenni (già "della Molinella"), fu progettato e costruito tra il 1780 e il 1787 dall'architetto Giuseppe Pistocchi, su richiesta dell'Accademia dei Remoti, un cenacolo di intellettuali ed artisti faentini che si era costituito nel 1673. Esso conserva una struttura con pianta di ferro di cavallo, fornita di quattro ordini di palchi, separati da colonne di vario stile. La fascia superiore è arricchita da decorazioni plastiche e venti statue raffiguranti divinità dell'Olimpo.
Sulle colline e nelle campagne attorno a Faenza sorgono alcune delle dimore storiche edificate tra il XVIII e XIX secolo dalla nobiltà faentina. Di seguito sono riportate le principali ville ubicate nel territorio comunale di Faenza.
Dopo il fiume Lamone si trova il Borgo Durbecco i cui primi insediamenti risalgono all'XI secolo e dove vi sono la chiesa della Santissima Annunziata, la chiesa di Sant'Antonino, la chiesa della Commenda e la porta delle Chiavi.
Presso il borgo collinare di Oriolo dei Fichi, in direzione sud-ovest, si trova un mastio manfrediano del XV secolo, a pianta esagonale e della tipologia architettonica detta "a doppio puntone".
Il territorio di Faenza presenta un ambiente agricolo, suddiviso tra i vigneti dei pendii collinari e i coltivati, con tracce dell'antica centuriazione romana in pianura. Nella zona sono presenti il "Parco carsico della grotta Tanaccia" e il "Parco naturale Carné", vasta area verde dotata di centro visite e ristoro. Un percorso, tra boschi e ruderi di fortificazioni medievali, si svolge da Croce San Daniele a Ca' Malanca, nell'alta Valle del Sintria.
A Cà Malanca si trova il Museo della Resistenza, nel luogo dove si svolse un'importante battaglia, quando, nell'ottobre del '44, la 36° Brigata Garibaldi riuscì a rompere l'accerchiamento tedesco e a ricongiungersi con gli inglesi, pagando un prezzo di sangue altissimo.

Voto alla città:7
Anno della foto:2018